“Mamma, qual è il mio talento?”

Propongo questa domanda in veste ovviamente provocatoria, dopo aver sentito molte volte i bambini confrontarsi e interrogarsi su questo tema. Il fatto che oggi molti bambini, anche di età prescolare e scolare, si pongano questa domanda, e con loro molti dei loro adulti di riferimento, stimola una riflessione sulla pertinenza dell’interrogarsi, ad un’ età anche precoce, sul possesso di un talento. La lingua ci suggerisce che il talento è una piccola eccezionalità in qualche ambito, addirittura una genialità. Forse questa domanda riflette l’aspettativa di un mondo adulto, quello attuale, sempre meno propenso a confrontarsi con l’esperienza dell’insuccesso, del fallimento, della mancanza e sempre più orientato alla realizzazione dell’esclusività e della relativa popolarità. Il bambino che si domanda in quale ambito (scolastico, sportivo, artistico, ludico, cognitivo) sia eccezionale è un bambino che si confronta presumibilmente con la mancanza di qualcosa, perché il talento, come espressione di doti eccezionali, è un requisito di pochi. Continue reading

“La felicità è”….. a lezione dai Trolls

Ho appena visto il film Trolls e, aldilà delle perplessità innescate da una visione tutta improntata all’eccesso (un tripudio di colori fluorescenti, forme spumeggianti, balli e musiche altosonanti…), qualche riflessione me la porto a casa.

Innanzitutto abbiamo di nuovo una protagonista femminile, ma di questo avevo già parlato a proposito di Frozen, i tempi cinematografici e della narrazione infantile sono sufficientemente maturi per proporre protagoniste che si battono eroicamente per grandi valori. Bene, cosa ci comunicano questi piccoli Trolls? Li incontriamo inizialmente come effervescente comunità improntata ad una vita puramente edonistica, ma evidentemente una soluzione esclusiva di questo tipo non è destinata a durare per sempre. Le peripezie che incontrano sottendono una ricerca più profonda, addirittura sul senso della felicità! Ecco a mio avviso i principali apprendimenti: Continue reading

Parole che nutrono

aLe storie nutrono.

Libri, romanzi, racconti, fiabe soddisfano un bisogno primario che non è così lontano da quello nutritivo. Si potrebbe dire, due forme di oralità che rispondono ad esigenze di sopravvivenza comuni, seppur apparentemente diverse. Quante volte ascoltando o leggendo una storia usiamo termini legati all’alimentazione? Una storia si divora, si assaggia poco alla volta, si assapora, si gusta fino in fondo o magari ci lascia con l’amaro in bocca.  Continue reading

CENERENTOLA…. quel legame eterno con la madre perduta

CenerentolaEbbene, ho visto il film di Cenerentola. Avevo visto anche il film animazione di molto tempo fa. E non posso fare altro che confermare la mia predilezione per le fiabe nella loro versione tradizionale e dispiacermi delle mancanze riscontrabili nelle versioni cinematografiche *.

La fiaba di Cenerentola, tra le più note in assoluto, presente in contesti culturali molto diversi, è una fiaba che parla di molte cose, come è stato ben esplicitato da esperti del settore (vedi Bettelheim a questo proposito). È una fiaba che parla dell’adolescenza e delle fatiche della crescita, delle prove per raggiungere l’autonomia, delle rivalità fraterne, dell’effimero ruolo dell’immagine esteriore per potersi affermare nella vita.

Ma è anche una fiaba che parla del legame indissolubile con la figura materna, anche quando essa non c’è più. È questo è il punto più debole delle versioni cinematografiche (ispirate alla versione di Perrault). Continue reading

L’importanza dell’errore e delle regole

Una bambina che ha da poco iniziato la prima elementare, affronta le necessarie richieste di maggiore maturità ed autonomia di questa fase. Di fronte alla prima, piccola occasione di errore didattico si mostra frustrata e scoraggiata. Ma soprattutto resta stupefatta di fronte a questa osservazione: “Tutti sbagliano. I piccoli e anche i grandi. Non esiste nessuno al mondo che non abbia mai sbagliato”.

De ChiricoPenso all’esaltazione della libertà individuale e all’atmosfera di onnipotenza che spesso trapela dalla nostra cultura, alla spinta, anche mediatica, al successo personale e autocentrato, alla minimizzazione o negazione degli insuccessi, in una prospettiva di perfettibilità illimitata.

Occorre recuperare il valore dell’errore, dell’insuccesso e del fallimento, riflettere sull’importanza formativa dell’imperfezione e sull’incontro inevitabile nelle nostre esperienze di vita. Mai come in questi tempi onnipotenza e fragilità sono stati così vicini.

Un bambino dichiara alla maestra di non aver più voglia di svolgere il compito perché si è stancato e, per dimostrarlo, sfida l’insegnante strappando il proprio quaderno. Continue reading

Frozen: da figlia diversa a donna moderna

Aldilà dell’incredibile fenomeno commerciale, la storia di “Frozen: il regno di ghiaccio” merita alcune riflessioni educative, anche in virtù di alcuni elementi di novità che emergono e che si allontanano dai topos delle fiabe tradizionali. Elsa frozen

Elsa, la protagonista della storia, è innanzitutto una bambina diversa, una figlia diversa. La incontriamo all’inizio del film dotata di un curioso potere, solo apparentemente affascinante, ma che si rivelerà profondamente invalidante. L’origine della sua diversità sta nella difficoltà a gestire le emozioni (per intenderci, competenza emotiva): le folate di ghiaccio e neve che produce sono infatti conseguenza di emozioni forti che non riesce a controllare e che, oltre ad evidenti potenzialità ludiche, sono responsabili anche di pericolosi effetti distruttivi.  Continue reading

Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione

copertinaIIIIl mio libro: “Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione”*. Dedicato a:


*  chi ama le fiabe e pensa che possano ancora insegnare qualcosa, anche agli adulti 

* chi per professione (insegnanti, formatori, educatori…) ritiene che le storie, sia le fiabe della tradizione che i racconti più moderni, possano essere uno strumento di lavoro utile in aula o più in generale nelle attività di formazione, orientamento o consulenza

    Dalla quarta di copertina: “Il compito di chi oggi si occupa di formazione è certamente complesso, come complessi e articolati sono i contesti in cui si colloca l’azione formativa. Ma come orientare chi ha il compito di formare oggi giovani e adulti? Le storie –  sia le fiabe della tradizione che i racconti moderni – possono insegnare qualcosa e soprattutto possono insegnare anche agli adulti. Attraverso l’adozione suggestiva della metafora e di un linguaggio simbolico diretto ed efficace, le fiabe possono aiutare l’adulto, e gli adulti che si occupano della loro formazione, ad orientarsi nella complessità attuale, suggerendo risorse, soluzioni creative o semplicemente nuove chiavi di lettura della realtà e di se stessi.

Il libro ripercorre idealmente il ciclo di vita dell’individuo: la nascita, l’adolescenza, la relazione di coppia, la genitorialità, la formazione, il tempo libero e il lavoro. Le tappe e gli eventi significativi del ciclo di vita sono analizzati attraverso il supporto di molteplici fiabe, tra cui la Sirenetta, Il Mago di Oz, Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie, Cappuccetto Rosso, Sindibàd, La Gabbianella e il Gatto, Frozen  e molte altre ancora“.

INDICE:

Introduzione

C.1 Narrare fiabe e racconti agli adulti che apprendono

C. 2 Venire al mondo. Le parole per nascere

C. 3 Fiabe per crescere. Affrontare i grandi tabù dell’adulto: maturità sessuale, sofferenza, morte.

C. 4 Verso l’età adulta, o quasi. Peter Pan, il bambino che non voleva crescere.

C. 5 Una parentesi cinematografica: Frozen e il regno dei ghiacci. Un modello di leadership femminile

C. 6 Stare insieme. Una sfida per eroi valorosi

C. 7 I doni del mago di Oz per la formazione

C. 8 Il paese delle meraviglie. Ovvero orientarsi nelle società complesse

C.9 i sei che si fan strada per il mondo e altre storie di team building

C.10 La gabbianella e il gatto. Motivare al cambiamento

C. 11 Imparare  dal viaggio e dalle esperienze di vita. Sindibàd il marinaio

Conclusioni

Bibliografia

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Il viaggio come esperienza formativa

Hopper - stanze sul mareTempo d’estate, tempo di viaggi e vacanze, tempo, anche, di riflessione.

Che il viaggio sia considerato esperienza formativa non è certo una novità. Basti pensare alla pratica del viaggio di formazione, diffuso nell’ Europa  dal XVII secolo, e praticato dai giovani dell’aristocrazia con l’obiettivo di perfezionare il loro sapere.  Il Grand Tour, così come veniva comunemente denominato,  rappresentava un moderno rito di passaggio che sanciva il passaggio in età adulta dei giovani aristocratici. Un viaggio, quindi, per imparare a vivere.

Anche nelle fiabe* il viaggio è un topos molto frequente, sia sotto forma di percorso strutturato e orientato al raggiungimento di un obiettivo sia come confuso peregrinare. Il viaggio nelle fiabe rappresenta una forma allontanamento da ciò che è consueto, abituale e rassicurante, una transizione che ha effetto terapeutico e formativo per l’eroe da cui riemerge sempre più abile e maturo. Continue reading

Ma l’adolescenza non era una fase di passaggio?

BratzLeggo la definizione di adolescenza: “Fase della crescita dell’essere umano collocabile tra i 12-14 e i 18-20 anni, caratterizzata da una serie di modificazioni fisiche e psicologiche che introducono all’età adulta”.

Anche l’etimologia del termine (dal latino adolescere, ossia crescere) rimanda al concetto di transizione tra due fasi di vita.Ma di certo la definizione tradizionale non corrisponde affatto alla fenomenologia attuale dello sviluppo umano. Quando in aula chiedo semplicemente: quando finisce l’adolescenza? Gli sguardi smarriti e disorientati confermano l’attuale difficoltà a identificare con precisione l’acquisizione della maturità. Continue reading

“Ti regalo un disegno!”

Escher - Mani che disegnano

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Disegno di Beatrice – 5 anni

Ti regalo un disegno!”. Quante volte osserviamo questo comportamento da parte di un bambino? Certamente moltissime volte, possiamo essere testimoni, diretti o indiretti, di questo bellissimo atto di gratuità affettiva. Soprattutto se il bambino è in età prescolare, regala disegni a molte persone importanti della sua rete sociale: ovviamente i genitori, i nonni, gli amici del cuore, ma anche le maestre e gli insegnanti sportivi.

Non voglio soffermarmi qui sulle valenze cognitive della produzione grafiche. Piaget ne ha abbondantemente parlato nei suoi saggi, evidenziando come il disegno del bambino possa essere prova del suo livello cognitivo, oltre che delle sue strutture mentali. E neppure voglio parlare delle componenti emotivo-affettive e dei significati simbolici che possono essere letti nel disegno del bambino, su cui l’interpretazione psicoanalitica ha speso molte riflessioni, da McKlein ad Anna Freud.

Vorrei parlare invece di un aspetto spesso trascurato della produzione grafica del bambino, che è appunto l’atto del donare il disegno, nel senso antropologico del termine. Continue reading