L’Arte di…presentarsi!

Mappa Creativa di SèEbbene sì, anche la presentazione di sé può essere considerata un’arte o, per lo meno, si possono adottare anche strategie creative di presentazione. Gli esperti di selezione del personale sanno perfettamente che un buon colloquio di lavoro non si improvvisa e che un candidato attento mette in atto molte pratiche per giungere al momento di valutazione con una presentazione di sé ragionata, argomentata e contestualizzata.

Tuttavia, la capacità di narrarsi può non essere per tutti così scontata: può essere utile sperimentare tecniche e metodi differenziati per scardinare alcune resistenze personali, sviluppare un vocabolario personale sulle competenze e apprendimenti acquisiti, gestire la componente emotiva. Continue reading

La mia intervista per AIF sul tema “Il valore della persona nel processo formativo moderno”

Ecco la mia intervista per l’AIF – Associazione Italiana Formatori – sul tema “Il valore della persona nel processo formativo moderno (leggi anche qui):

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?

Oggi non è raro incontrare giovani e adulti disorientati dalla fluidità e dall’incessante cambiamento delle società complesse: la tecnologia e l’informatizzazione delle conoscenze procedono a grande velocità facendo apparire superate le novità dell’anno precedente. I saperi acquisiti appaiono spesso precari e insufficienti, le domande di formazione sono cambiate e sono sempre più mirate alla ricerca di spazi di applicazione certi e prevedibili dei saperi appresi, in cui testarne la fruibilità.
D’altra parte però, l’apprendimento stesso è una forma di cambiamento, anche se non tutti riescono ad adattarsi con successo alle nuove richieste e aspettative sociali. Inoltre, il cambiamento, soprattutto in età adulta, può generare resistenze poiché comporta comunque una forma di destabilizzazione degli equilibri consolidati in passato. Continue reading

Cronache semiserie di una formatrice peregrina

RebeccaDautremerDopo oltre 10 anni nel ruolo di formatrice, è arrivato forse il momento di trarre alcune considerazioni sulle attività svolte e su alcuni aspetti che mi appaiono imprescindibili nella valutazione di questa professione. Ma … ho voglia di farlo con un po’ di leggerezza, per comunicare che questo ruolo richiede certamente competenze molteplici, tecniche e trasversali, passione, creatività e che può essere anche molto divertente. Suddividerò queste riflessioni in alcune categorie d’interesse, non necessariamente in connessione logica. Continue reading

Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione

copertinaIIIIl mio libro: “Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione”*. Dedicato a:


*  chi ama le fiabe e pensa che possano ancora insegnare qualcosa, anche agli adulti 

* chi per professione (insegnanti, formatori, educatori…) ritiene che le storie, sia le fiabe della tradizione che i racconti più moderni, possano essere uno strumento di lavoro utile in aula o più in generale nelle attività di formazione, orientamento o consulenza

    Dalla quarta di copertina: “Il compito di chi oggi si occupa di formazione è certamente complesso, come complessi e articolati sono i contesti in cui si colloca l’azione formativa. Ma come orientare chi ha il compito di formare oggi giovani e adulti? Le storie –  sia le fiabe della tradizione che i racconti moderni – possono insegnare qualcosa e soprattutto possono insegnare anche agli adulti. Attraverso l’adozione suggestiva della metafora e di un linguaggio simbolico diretto ed efficace, le fiabe possono aiutare l’adulto, e gli adulti che si occupano della loro formazione, ad orientarsi nella complessità attuale, suggerendo risorse, soluzioni creative o semplicemente nuove chiavi di lettura della realtà e di se stessi.

Il libro ripercorre idealmente il ciclo di vita dell’individuo: la nascita, l’adolescenza, la relazione di coppia, la genitorialità, la formazione, il tempo libero e il lavoro. Le tappe e gli eventi significativi del ciclo di vita sono analizzati attraverso il supporto di molteplici fiabe, tra cui la Sirenetta, Il Mago di Oz, Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie, Cappuccetto Rosso, Sindibàd, La Gabbianella e il Gatto, Frozen  e molte altre ancora“.

INDICE:

Introduzione

C.1 Narrare fiabe e racconti agli adulti che apprendono

C. 2 Venire al mondo. Le parole per nascere

C. 3 Fiabe per crescere. Affrontare i grandi tabù dell’adulto: maturità sessuale, sofferenza, morte.

C. 4 Verso l’età adulta, o quasi. Peter Pan, il bambino che non voleva crescere.

C. 5 Una parentesi cinematografica: Frozen e il regno dei ghiacci. Un modello di leadership femminile

C. 6 Stare insieme. Una sfida per eroi valorosi

C. 7 I doni del mago di Oz per la formazione

C. 8 Il paese delle meraviglie. Ovvero orientarsi nelle società complesse

C.9 i sei che si fan strada per il mondo e altre storie di team building

C.10 La gabbianella e il gatto. Motivare al cambiamento

C. 11 Imparare  dal viaggio e dalle esperienze di vita. Sindibàd il marinaio

Conclusioni

Bibliografia

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Il viaggio come esperienza formativa

Hopper - stanze sul mareTempo d’estate, tempo di viaggi e vacanze, tempo, anche, di riflessione.

Che il viaggio sia considerato esperienza formativa non è certo una novità. Basti pensare alla pratica del viaggio di formazione, diffuso nell’ Europa  dal XVII secolo, e praticato dai giovani dell’aristocrazia con l’obiettivo di perfezionare il loro sapere.  Il Grand Tour, così come veniva comunemente denominato,  rappresentava un moderno rito di passaggio che sanciva il passaggio in età adulta dei giovani aristocratici. Un viaggio, quindi, per imparare a vivere.

Anche nelle fiabe* il viaggio è un topos molto frequente, sia sotto forma di percorso strutturato e orientato al raggiungimento di un obiettivo sia come confuso peregrinare. Il viaggio nelle fiabe rappresenta una forma allontanamento da ciò che è consueto, abituale e rassicurante, una transizione che ha effetto terapeutico e formativo per l’eroe da cui riemerge sempre più abile e maturo. Continue reading

La X della nonna analfabeta e la motivazione allo studio

Illustrazione Erika CunjaIn questi giorni ho ripensato ad alcuni episodi e personaggi della mia infanzia e al ruolo che possono aver assunto nel mio precoce e appassionato investimento nello studio e, più in generale, nella formazione.

La mia nonna analfabeta mi ha certamente avviato e appassionato ai racconti della tradizione orale: il tempo della narrazione era squisitamente un tempo di relazione – ricco e denso di significati e memorie – di inestimabile valore.

Ricordo anche la X che apponeva ai suoi documenti, in quanto analfabeta. Quella semplice croce, precisa ed inequivocabile nel suo significato, è rimasta nei miei ricordi con sfumature ambivalenti: aveva qualcosa di misterioso e affascinante ai miei occhi, quasi un messaggio criptico da decifrare, ma contemporaneamente era chiaramente percepibile il senso dello svantaggio sociale. È la stessa nonna a cui, anni dopo, quando facevo le scuole elementari, insegnavo a fare la sua firma …

Penso che queste esperienze abbiano in parte stimolato l’interesse per la formazione umana e motivato a credere che tutti avessero la dignità di essere formati e un potenziale da poter sviluppare. Non posso fare a meno di pensare a Paulo Freire e alla sua straordinaria attività di alfabetizzazione tra i campesinos del Brasile. Continue reading

“Da grande voglio fare niente, come te”. L’immaterialità’ del lavoro nelle società complesse

Questa è la risposta data da mia figlia alla banalissima domanda su cosa le piacerebbe fare da grande. A fronte di una mia prima reazione di sconcerto, ho provato ad indagare un po’ più analiticamente nelle sue rappresentazioni mentali chiedendole:
“Che lavoro fa mamma?”Torino - parco della Colletta
“Niente”.
E papà?
“Niente”.
Bene, la risposta è chiara. Tuttavia la bambina è ben consapevole che i suoi genitori abbiano una vita professionale fuori casa, se non altro, per l’organizzazione, spesso complicata, di turni che ci impegnano nei vari accompagnamenti scuola – casa – attività ludiche e sportive.
Poi, una sua riflessione mi suggerisce che il problema non sta nella definizione della professione, ma nella sua descrizione, perché le mancano le parole per descrivere, appunto, un processo di lavoro che sfugge alle sue capacità di rappresentazione:
“Anzi, voglio lavorare col computer”.
A fronte, di professioni sempre più immateriali, che non costruiscono un prodotto concreto, ma attivano e realizzano servizi, il rischio è proprio quello di confondere il processo di lavoro con lo strumento, il computer appunto. Ma, il computer ha mille altre funzioni, spesso e volentieri non professionali.
Mi sono venute in mente le parole di un orafo, intervistato nel corso di un progetto a sostegno dell’artigianato, orgoglioso di lavorare in casa e poter mostrare al figlio l’intero processo del suo lavoro, dall’ideazione, lo schizzo su carta, alla contemplazione dell’oggetto concluso.
Nelle attuali società complesse, le professioni sono spesso sempre più immateriali e può essere difficile descrivere un processo di lavoro che sfugge alle logiche tradizionali di una catena produttiva.
Eppure, abbiamo bisogno di parole per descrivere quello che facciamo, per aiutare le nuove generazioni (e non solo…) a elaborare rappresentazioni chiare e condivisibili dei nostri processi di lavoro.

Fare formazione, per me

Fare formazione è una professione che mi “fa sentire a casa”.
Tuttavia il solo termine “formazione” appare sempre un po’ riduttivo rispetto alle tante funzioni assolte in aula: trasmettere contenuti, stimolare cambiamenti conoscitivi, orientare percorsi cognitivi, interpretare riflessioni, suscitare processi di scoperta. In sintesi, curare il processo trasformativo dell’apprendimento.
Penso ai tanti gruppi avviati, guidati, anche un po’ accuditi, e alla fine congedati. È il processo di questo lavoro, è il senso dell’educare, un’esperienza di accompagnamento che non è per sempre, ma solo per un pezzetto di strada.

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