Imparare con le fiabe. Bibliografia minima

Puzzle “Fiabe” di James Christensen

Le persone che incontro in aula e che restano affascinate dal mio approccio formativo basato su materiale fiabesco, spesso mi chiedono da dove cominciare per iniziare ad orientarsi all’interno di una bibliografia minima ragionata sulle funzioni formative ed educative delle fiabe. Ecco a mio avviso i primi testi da cui partire:

  1. I due manuali di Vladimir Propp (Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di fate), fondamentali per iniziare ad analizzare in maniera scientifica il materiale fiabesco, in particolare gli elementi di continuità transculturale e la contestualizzazione socioeconomica della narrazione fiabesca. Nel primo volume, definito appositamente “Morfologia”, l’autore analizza proprio come uno scienziato naturalista il materiale narrativo, nelle sue caratteristiche formali e strutturali (definite funzioni) che si ritrovano nelle produzioni di tutto il mondo, aldilà del contesto di appartenenza. Nel secondo volume Propp sostiene la teoria per cui le fiabe siano il prodotto dell’evoluzione sociale, storica ed economica dell’uomo:  le fiabe sono il residuo antropologico dei riti di iniziazione caratteristici del regime dei clan e in esse si ritrovano simbolicamente molti elementi (l’allontanamento da casa, la casetta nel bosco, le mutilazioni e la morte temporanea, la scienza furba, i doni magici), «finché il rito esisteva era cosa viva, non potevano esserci fiabe su di esso»
  2. Il breve saggio Sulle fiabe di Tolkien: fantasia, recupero, fuga, consolazione sono i fattori necessari per la realizzazione di una buona fiaba. “Feeria è un paese pericoloso, pieno di trabocchetti per gli incauti e di tranelli per i temerari. E tra questi posso essere annoverato anch’io perché, pur essendo stato un appassionato di fiabe fin da quando ho imparato a leggere, e a volte le abbia fatte oggetto di riflessione, mai però ho affrontato il problema da professionista“.
  3. Per un’analisi psicoanalitica delle fiabe, imperdibile il saggio di Bettelheim Il mondo incantato: situazioni, personaggi, eventi delle fiabe non sono una descrizione fattuale della realtà ma rappresentazione simbolica dei processi psichici interiori, in particolare quelli legati al conflitto edipico. Pertanto la lettura della fiaba consente di accogliere, dare forma, esprimere e liberare contenuti emotivi inconsci che creano disagio nel bambino “La fiaba è terapeutica perché il soggetto trova le sue proprie soluzioni, meditando su quanto la storia sembra implicare sei suoi riguardi e sui conflitti interiori in quel momento della sua vita”
  4. Il saggio di Italo Calvino Sulla fiaba: l’autore, oltre ad aver realizzato l’eccezionale raccolta di fiabe popolari italiane, ha prodotto questo interessante riflessione critica sulle caratteristiche delle fiabe. Calvino sostiene che le fiabe rappresentano, in forma simbolica, una spiegazione generale della vita, dove si ritrovano i grandi problemi e difficoltà esistenziali che gli esseri umani possono incontrare nel loro percorso (la nascita dei figli, la rivalità tra fratelli, l’allontanamento d acasa, le prove per diventare grandi, la relazione di coppia)
  5. La grammatica della fantasia di Gianni Rodari: l’autore, legittimamente soprannominato “il genio della fantasia” sostiene  l’importanza dell’immaginazione creativa nei programmi educativi dei bambini. Interessanti i suoi suggerimenti per l’uso della fiaba con bambini più grandi, attraverso attività creative che consentono al bambino un ruolo più attivo (modernizzazione della storia, inversione di ruoli, finali diversi, insalata di favole, etc). “Una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni, immagini, analogie, ricordi, significati, sogni in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio
  6. Il mio libro Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione, (vincitore del premio di saggistica Keywords de L’Espresso 2014), raccoglie i suggerimenti più interessanti che ho appreso dallo studio sistematico del materiale fiabesco, privilegiandone gli aspetti pedagogici. Il libro ripercorre idealmente il ciclo di vita dell’individuo: la nascita, l’adolescenza, la relazione di coppia, la genitorialità, la formazione, il tempo libero e il lavoro. Le tappe e gli eventi significativi del ciclo di vita sono analizzati attraverso il supporto di molteplici fiabe, tra cui la Sirenetta, Il Mago di Oz, Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie, Cappuccetto Rosso, Sindibàd, La Gabbianella e il Gatto, Frozen  e molte altre ancora: “mi sembra che il potere formativo della fiaba sia dato soprattutto dall’esperienza di relazione: la narrazione costringe a recuperare la categoria del tempo: la storia ascoltata e ricevuta, narrata o donata, è un tempo pieno e denso di significati, perché non è realizzabile se non attraverso la relazione, con l’altro o con se stessi. Si tratta indubbiamente di un’acquisizione fondamentale, anche per l’uomo contemporaneo, anche in età adulta

A questo punto quali fiabe leggere? La prima fondamentale indicazione è di leggere la versione originale delle fiabe, sorvolando su revisioni edulcorate, rimaneggiate nei finali e nei personaggi, erroneamente ripensate per un pubblico infantile. Le versioni originali si trovano nelle sezioni per adulti delle librerie, spesso sugli scaffali dei classici. E da qui sono partita io, leggendo inizialmente la raccolta dei Grimm, Calvino, Le Mille e una notte, Andersen, Carroll, Baum, Collodi, le novelline di Gozzano, le fiabe di Capuana, Li Cunti di Basile, la produzione di Rodari e di Sepulveda. Ma il raggio di studio si è ben presto ampliato e, spinta dalla curiosità, ho iniziato ad esplorare trame meno note o etnicamente caratteristiche, tra cui: fiabe africane, irlandesi, russe, islandesi, caraibiche, birmane, indiane, polinesiane, le leggende dei Mari del Sud e quelle dei Pellerossa… La cosa più bella? Scoprire regolarmente l’equilibrio tra particolare e universale, tra globale e locale. Le fiabe sono il risultato della necessità narrativa tipicamente umana, con cui comunichiamo la nostra specificità culturale e al contempo l’appartenenza alla storia umana universale.

Infine, sono regolarmente impegnata in percorsi di formazione sul tema delle fiabe e sulle possibili applicazioni del materiale fiabesco nei più variegati contesti formativi e professionali. Perché, a mio avviso, qualsiasi argomento può essere trattato attraverso la fiaba e una sola fiaba si presta a trattare molti argomenti. Se sei interessato, non esitare a contattarmi.

la mia biblioteca fiabesca allo stato attuale

*Antonella Bastone (2017), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione, Gruppo Editoriale L’Espresso

Il principio dialogico di Buber raccontato dal Piccolo Principe

 

Il Piccolo Principe è una storia per adulti, nonostante venga generalmente inserita tra le pubblicazioni per l’infanzia. Spesso i bambini ne restano sconcertati perché è un romanzo che parla del disincanto del mondo adulto, attraversato da una profonda desolazione, da una malinconia costante che si chiude con un finale destinato a lasciare un’inevitabile inquietudine (il piccolo protagonista che si dona liberamente alla morte).

E allora, se si tratta di una storia per adulti, possiamo proprio trattarla come tale, approfittando delle sue metafore per parlare di filosofia, in particolare di Buber, del suo principio dialogico e delle ricadute pedagogiche che ne conseguono. Continue reading

La canzone del mare: cosa può ancora insegnarci l’immaginario fantastico irlandese?

Il film La canzone del mare (2014) è un’incantevole fiaba che recupera l’immaginario fantastico irlandese e lo sviluppa al punto da affrontare questioni evolutive particolarmente attuali, come la rivalità fraterna e la gestione delle emozioni.

Dell’antico immaginario del Nord, ritroviamo innanzitutto le protagoniste femminili: le Selkie, creature mitologiche irlandesi, caratterizzate da una natura duplice. Esse vivono nel mare con aspetto di foche, ma possono rimuovere il manto e assumere aspetto umano sulla terra. La Selkie rappresenta la complessità della natura femminile – metà umana metà creatura magica – ed è il collegamento necessario fra mondo reale e il cosiddetto “altro mondo”. Continue reading

Rudolf alla ricerca della felicità, una lezione di vita…tra attualità e tradizione

Rudolf alla ricerca della felicità è un film che si allontana dalle rappresentazioni cinematografiche cui siamo abituati e che riflette un modello culturale caratteristico, quello giapponese, con il proprio sistema fondante di valori, il proprio modello di percorso di indipendenza e di ruoli sociali. Il film è infatti basato sul romanzo per bambini più venduto in Giappone.

Il protagonista è Rudolf, un gattino nero, che vive in Giappone con la sua amata padroncina. Un giorno, spinto dal desiderio di esplorare il mondo, salta su un camion e si ritrova, dopo una notte di viaggio, a Tokyio. Nella capitale incontra Tigre, un grande gatto-capo temuto e rispettato da tutti che prende Rudolf sotto la sua protezione. Continue reading

Coco. Quando un bambino risolve i conflitti intergenerazionali

Con un po’ di ritardo rispetto all’uscita cinematografica, ho visto Coco. È stato detto che questo film affronta per i bambini il tema della morte, ma non mi sembra l’argomento protagonista. Tra l’altro il mondo dei defunti altro non è che una trasposizione della vita sulla terra, dove i morti mantengono la stessa organizzazione sociale precedente, oltre che i tratti caratteriali, in termini di vizi e virtù. Unico elemento che ci ricorda l’interruzione della vita reale, presente in moltissime culture, è il pericolo che il defunto sia dimenticato dai vivi, pertanto è necessario riattualizzare il ricordo attraverso rituali.
Il film parla in realtà di un tema molto complesso, ossia la trasmissione intergenerazionale dei conflitti familiari. Un bambino, ultimo anello di una catena generazionale compatta e solida per principi e valori, è chiamato in causa per risolvere i conflitti e i problemi che appartengono alla storia dei suoi predecessori e la cui irrisolutezza però condiziona la possibilità del bambino di progettare il proprio futuro. Continue reading

Educare alla bellezza

Chi è bello? Che cosa è bello? I bambini elaborano un’idea di bellezza molto precocemente, ma… 

Occorre educare i bambini ad un’esperienza plurima di bellezza, necessariamente multipla e potenzialmente imprevedibile.

Occorre educare a cercare la bellezza anche dove non te l’aspetti. Perché la bellezza è inevitabilmente un processo di ricerca. Siamo abituati ad aspettarci una bellezza predefinita, che si attiene a canoni più o meni precisi. Tutte le culture elaborano rappresentazioni sociali di bellezza, sono modelli considerati collettivamente validi. Ma sono semplificazioni della realtà, tutti i modelli sono semplificazioni. A fronte di qualcosa che manca, rispetto al modello, sicuramente c’è qualcosa in più. Continue reading

Mi leggi una storia?

La sensibilizzazione precoce alla lettura è un tema di grande attualità, i cui vantaggi a livello psicologico, educativo, cognitivo e sociale sono stati evidenziati da numerose ricerche. Spesso, nelle mie attività di consulenza e formazione, mi viene domandato come stimolare l’interesse precoce per la lettura, soprattutto in tempi come quelli attuali, dominati dal trionfo delle nuove tecnologie. Proverò a riassumere in pochi punti gli elementi a mio avviso fondamentali per rispondere a queste due domande: perché e come la lettura precoce? Continue reading

Il GGG di Roald Dahl: la paura può essere anche un gigante buono

Per me il nome di Roald Dahl si associa ad una precisa immagine: lo scaffale della biblioteca di paese della mia infanzia, dove stavano riposti i libri dell’autore che prendevo ripetutamente in prestito e di cui ricordo soprattutto le pagine consumate dalle mani di tanti bambini. 

Del GGG ho visto il film recentemente e mi vengono in mente alcune osservazioni che credo valga la pena di condividere, soprattutto quando la cosiddetta letteratura per l’infanzia (spesso svalutata o faticosamente accreditata al livello di “letteratura seria”) è in grado di darci dei suggerimenti così chiari che difficilmente potremmo spiegare in maniera più diretta. Continue reading

Oceania e la ricerca dell’identità: occorre lasciar andare per potersi ritrovare

Un film sull’adolescenza e sulla tormentata ricerca dell’identità di una giovane maori, attratta dall’oceano, chiara metafora del percorso da esplorare per cercare se stessi. Il conflitto padre – figlia, probabilmente un tratto culturalmente universale nei percorsi di crescita adolescenziali, apre gli interrogativi sulla propria identità: da un lato un padre, forte e premuroso, che però costringe la figlia nei rassicuranti confini della propria isola, dove l’oceano appare solo come la linea invalicabile delle cose proibite. Dall’altro Vaiana, la protagonista, irresistibilmente attratta dall’orizzonte, che intuisce fin da bambina la possibilità di trovare delle risposte solo valicando il pericoloso confine. Continue reading

“Mamma, qual è il mio talento?”

Propongo questa domanda in veste ovviamente provocatoria, dopo aver sentito molte volte i bambini confrontarsi e interrogarsi su questo tema. Il fatto che oggi molti bambini, anche di età prescolare e scolare, si pongano questa domanda, e con loro molti dei loro adulti di riferimento, stimola una riflessione sulla pertinenza dell’interrogarsi, ad un’ età anche precoce, sul possesso di un talento. La lingua ci suggerisce che il talento è una piccola eccezionalità in qualche ambito, addirittura una genialità. Forse questa domanda riflette l’aspettativa di un mondo adulto, quello attuale, sempre meno propenso a confrontarsi con l’esperienza dell’insuccesso, dell’errore, della mancanza e sempre più orientato alla realizzazione dell’esclusività e della relativa popolarità. Il bambino che si domanda in quale ambito (scolastico, sportivo, artistico, ludico, cognitivo) sia eccezionale è un bambino che si confronta presumibilmente con la mancanza di qualcosa, perché il talento, come espressione di doti eccezionali, è un requisito di pochi. Continue reading