L’importanza dell’errore e delle regole

Una bambina che ha da poco iniziato la prima elementare, affronta le necessarie richieste di maggiore maturità ed autonomia di questa fase. Di fronte alla prima, piccola occasione di errore didattico si mostra frustrata e scoraggiata. Ma soprattutto resta stupefatta di fronte a questa osservazione: “Tutti sbagliano. I piccoli e anche i grandi. Non esiste nessuno al mondo che non abbia mai sbagliato”.

De ChiricoPenso all’esaltazione della libertà individuale e all’atmosfera di onnipotenza che spesso trapela dalla nostra cultura, alla spinta, anche mediatica, al successo personale e autocentrato, alla minimizzazione o negazione degli insuccessi, in una prospettiva di perfettibilità illimitata.

Occorre recuperare il valore dell’errore, dell’insuccesso e del fallimento, riflettere sull’importanza formativa dell’imperfezione e sull’incontro inevitabile nelle nostre esperienze di vita. Mai come in questi tempi onnipotenza e fragilità sono stati così vicini.

Un bambino dichiara alla maestra di non aver più voglia di svolgere il compito perché si è stancato e, per dimostrarlo, sfida l’insegnante strappando il proprio quaderno. Continue reading

Frozen: da figlia diversa a donna moderna

Aldilà dell’incredibile fenomeno commerciale, la storia di “Frozen: il regno di ghiaccio” merita alcune riflessioni educative, anche in virtù di alcuni elementi di novità che emergono e che si allontanano dai topos delle fiabe tradizionali. Elsa frozen

Elsa, la protagonista della storia, è innanzitutto una bambina diversa, una figlia diversa. La incontriamo all’inizio del film dotata di un curioso potere, solo apparentemente affascinante, ma che si rivelerà profondamente invalidante. L’origine della sua diversità sta nella difficoltà a gestire le emozioni (per intenderci, competenza emotiva): le folate di ghiaccio e neve che produce sono infatti conseguenza di emozioni forti che non riesce a controllare e che, oltre ad evidenti potenzialità ludiche, sono responsabili anche di pericolosi effetti distruttivi.  Continue reading

Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione

copertinaIIIIl mio libro: “Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione” (libro vincitore del concorso di saggistica Keywords 2014 de L’Espresso)

Dedicato a:


*  chi ama le fiabe e pensa che possano ancora insegnare qualcosa, anche agli adulti 

* chi per professione (insegnanti, formatori, educatori…) ritiene che le storie, sia le fiabe della tradizione che i racconti più moderni, possano essere uno strumento di lavoro utile in aula o più in generale nelle attività di formazione, orientamento o consulenza

    Dalla quarta di copertina: “Il compito di chi oggi si occupa di formazione è certamente complesso, come complessi e articolati sono i contesti in cui si colloca l’azione formativa. Ma come orientare chi ha il compito di formare oggi giovani e adulti? Le storie –  sia le fiabe della tradizione che i racconti moderni – possono insegnare qualcosa e soprattutto possono insegnare anche agli adulti. Attraverso l’adozione suggestiva della metafora e di un linguaggio simbolico diretto ed efficace, le fiabe possono aiutare l’adulto, e gli adulti che si occupano della loro formazione, ad orientarsi nella complessità attuale, suggerendo risorse, soluzioni creative o semplicemente nuove chiavi di lettura della realtà e di se stessi.

Il libro ripercorre idealmente il ciclo di vita dell’individuo: la nascita, l’adolescenza, la relazione di coppia, la genitorialità, la formazione, il tempo libero e il lavoro. Le tappe e gli eventi significativi del ciclo di vita sono analizzati attraverso il supporto di molteplici fiabe, tra cui la Sirenetta, Il Mago di Oz, Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie, Cappuccetto Rosso, Sindibàd, La Gabbianella e il Gatto, Frozen  e molte altre ancora“.

INDICE:

Introduzione

C.1 Narrare fiabe e racconti agli adulti che apprendono

C. 2 Venire al mondo. Le parole per nascere

C. 3 Fiabe per crescere. Affrontare i grandi tabù dell’adulto: maturità sessuale, sofferenza, morte.

C. 4 Verso l’età adulta, o quasi. Peter Pan, il bambino che non voleva crescere.

C. 5 Una parentesi cinematografica: Frozen e il regno dei ghiacci. Un modello di leadership femminile

C. 6 Stare insieme. Una sfida per eroi valorosi

C. 7 I doni del mago di Oz per la formazione

C. 8 Il paese delle meraviglie. Ovvero orientarsi nelle società complesse

C.9 i sei che si fan strada per il mondo e altre storie di team building

C.10 La gabbianella e il gatto. Motivare al cambiamento

C. 11 Imparare  dal viaggio e dalle esperienze di vita. Sindibàd il marinaio

Conclusioni

Bibliografia

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Il viaggio come esperienza formativa

Hopper - stanze sul mareTempo d’estate, tempo di viaggi e vacanze, tempo, anche, di riflessione.

Che il viaggio sia considerato esperienza formativa non è certo una novità. Basti pensare alla pratica del viaggio di formazione, diffuso nell’ Europa  dal XVII secolo, e praticato dai giovani dell’aristocrazia con l’obiettivo di perfezionare il loro sapere.  Il Grand Tour, così come veniva comunemente denominato,  rappresentava un moderno rito di passaggio che sanciva il passaggio in età adulta dei giovani aristocratici. Un viaggio, quindi, per imparare a vivere.

Anche nelle fiabe* il viaggio è un topos molto frequente, sia sotto forma di percorso strutturato e orientato al raggiungimento di un obiettivo sia come confuso peregrinare. Il viaggio nelle fiabe rappresenta una forma allontanamento da ciò che è consueto, abituale e rassicurante, una transizione che ha effetto terapeutico e formativo per l’eroe da cui riemerge sempre più abile e maturo. Continue reading

Ma l’adolescenza non era una fase di passaggio?

BratzLeggo la definizione di adolescenza: “Fase della crescita dell’essere umano collocabile tra i 12-14 e i 18-20 anni, caratterizzata da una serie di modificazioni fisiche e psicologiche che introducono all’età adulta”.

Anche l’etimologia del termine (dal latino adolescere, ossia crescere) rimanda al concetto di transizione tra due fasi di vita.Ma di certo la definizione tradizionale non corrisponde affatto alla fenomenologia attuale dello sviluppo umano. Quando in aula chiedo semplicemente: quando finisce l’adolescenza? Gli sguardi smarriti e disorientati confermano l’attuale difficoltà a identificare con precisione l’acquisizione della maturità. Continue reading

“Ti regalo un disegno!”

Escher - Mani che disegnano

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Disegno di Beatrice – 5 anni

Ti regalo un disegno!”. Quante volte osserviamo questo comportamento da parte di un bambino? Certamente moltissime volte, possiamo essere testimoni, diretti o indiretti, di questo bellissimo atto di gratuità affettiva. Soprattutto se il bambino è in età prescolare, regala disegni a molte persone importanti della sua rete sociale: ovviamente i genitori, i nonni, gli amici del cuore, ma anche le maestre e gli insegnanti sportivi.

Non voglio soffermarmi qui sulle valenze cognitive della produzione grafiche. Piaget ne ha abbondantemente parlato nei suoi saggi, evidenziando come il disegno del bambino possa essere prova del suo livello cognitivo, oltre che delle sue strutture mentali. E neppure voglio parlare delle componenti emotivo-affettive e dei significati simbolici che possono essere letti nel disegno del bambino, su cui l’interpretazione psicoanalitica ha speso molte riflessioni, da McKlein ad Anna Freud.

Vorrei parlare invece di un aspetto spesso trascurato della produzione grafica del bambino, che è appunto l’atto del donare il disegno, nel senso antropologico del termine. Continue reading

La crisi dell’identità di genere: educhiamo uomini e donne al realismo

La rivoluzione del pensiero che ha investito i paesi occidentali negli ultimi decenni ha lasciato in eredità anche una nuova definizione dei ruoli di genere: uomini e donne hanno iniziato a ripensare ai propri ruoli sociali e certamente questo percorso è ancora in evoluzione. Adamo e Eva - Tamara de Lempicka

Per le donne, soprattutto in seguito al movimento femminista, si sono schiuse nuove possibilità di carriera, anche in settori professionali e sociali prima esclusivamente riservati al genere maschile che hanno richiesto di conseguenza di assumere un ruolo più indipendente e competitivo sulla scena sociale. Da custodi dell’economia domestica e delle funzioni affettive, a protagoniste attive della propria vita.

In realtà non è così semplice: non abbiamo semplicemente sostituito il vecchio modello di identità femminile con il nuovo, ma piuttosto e’ avvenuta una giustapposizione. Continue reading

Sull’Educatore Professionale: medicalizzazione, vocazione, professionalità

Quando, nel 1998, mi sono iscritta al corso di laurea in Scienze dell’Educazione, erano ancora molti quelliEscher - mani che disegnano che non sapevano chi fosse e cosa facesse l’Educatore Professionale. Le obiezioni più frequenti erano: E cosa sarebbe? Quindi è una specie di psicologo? O di assistente sociale? Ma perché serve una laurea per fare questo?

In verità la confusione dilagava anche tra i diretti interessati che frequentavano il corso di laurea; quante volte ho sentito dire “mi sono iscritta qui perché mi piace lavorare con i bambini”. Salvo poi scontrarsi, qualche anno dopo con la realtà del tirocinio, generalmente diversa dall’aspettativa iniziale di un nido d’infanzia… Continue reading

La X della nonna analfabeta e la motivazione allo studio

Illustrazione Erika CunjaIn questi giorni ho ripensato ad alcuni episodi e personaggi della mia infanzia e al ruolo che possono aver assunto nel mio precoce e appassionato investimento nello studio e, più in generale, nella formazione.

La mia nonna analfabeta mi ha certamente avviato e appassionato ai racconti della tradizione orale: il tempo della narrazione era squisitamente un tempo di relazione – ricco e denso di significati e memorie – di inestimabile valore.

Ricordo anche la X che apponeva ai suoi documenti, in quanto analfabeta. Quella semplice croce, precisa ed inequivocabile nel suo significato, è rimasta nei miei ricordi con sfumature ambivalenti: aveva qualcosa di misterioso e affascinante ai miei occhi, quasi un messaggio criptico da decifrare, ma contemporaneamente era chiaramente percepibile il senso dello svantaggio sociale. È la stessa nonna a cui, anni dopo, quando facevo le scuole elementari, insegnavo a fare la sua firma …

Penso che queste esperienze abbiano in parte stimolato l’interesse per la formazione umana e motivato a credere che tutti avessero la dignità di essere formati e un potenziale da poter sviluppare. Non posso fare a meno di pensare a Paulo Freire e alla sua straordinaria attività di alfabetizzazione tra i campesinos del Brasile. Continue reading

L’intervento con le donne vittime di violenza nelle parole degli educatori professionali

Un progetto di ricerca di qualche anno fa mi ha consentito di raccogliere alcune testimonianze di educatori professionali che lavorano in progetti di recupero di donne vittime di violenza. Le parole emerse nel corso di queste interviste, intense e spesso sofferte, mi sembra che possano rappresentare una traccia d’intervento degna di condivisione, non solo per chi opera nel controverso tema della violenza, ma per ogni operatore sociale.

Particolare di Schiele - nudo di schiena

Particolare di Schiele – nudo di schiena

La donna vittima di violenza ammette spesso con grande difficoltà la propria condizione e la stessa presa di consapevolezza della violenza è un percorso tortuoso e ambivalente che genera sorpresa e disorientamento. Continue reading