Rudolf alla ricerca della felicità, una lezione di vita…tra attualità e tradizione

Rudolf alla ricerca della felicità è un film che si allontana dalle rappresentazioni cinematografiche cui siamo abituati e che riflette un modello culturale caratteristico, quello giapponese, con il proprio sistema fondante di valori, il proprio modello di percorso di indipendenza e di ruoli sociali. Il film è infatti basato sul romanzo per bambini più venduto in Giappone.

Il protagonista è Rudolf, un gattino nero, che vive in Giappone con la sua amata padroncina. Un giorno, spinto dal desiderio di esplorare il mondo, salta su un camion e si ritrova, dopo una notte di viaggio, a Tokyio. Nella capitale incontra Tigre, un grande gatto-capo temuto e rispettato da tutti che prende Rudolf sotto la sua protezione. Continue reading

Coco. Quando un bambino risolve i conflitti intergenerazionali

Con un po’ di ritardo rispetto all’uscita cinematografica, ho visto Coco. È stato detto che questo film affronta per i bambini il tema della morte, ma non mi sembra l’argomento protagonista. Tra l’altro il mondo dei defunti altro non è che una trasposizione della vita sulla terra, dove i morti mantengono la stessa organizzazione sociale precedente, oltre che i tratti caratteriali, in termini di vizi e virtù. Unico elemento che ci ricorda l’interruzione della vita reale, presente in moltissime culture, è il pericolo che il defunto sia dimenticato dai vivi, pertanto è necessario riattualizzare il ricordo attraverso rituali.
Il film parla in realtà di un tema molto complesso, ossia la trasmissione intergenerazionale dei conflitti familiari. Un bambino, ultimo anello di una catena generazionale compatta e solida per principi e valori, è chiamato in causa per risolvere i conflitti e i problemi che appartengono alla storia dei suoi predecessori e la cui irrisolutezza però condiziona la possibilità del bambino di progettare il proprio futuro. Continue reading

Educare alla bellezza

Chi è bello? Che cosa è bello? I bambini elaborano un’idea di bellezza molto precocemente, ma… 

Occorre educare i bambini ad un’esperienza plurima di bellezza, necessariamente multipla e potenzialmente imprevedibile.

Occorre educare a cercare la bellezza anche dove non te l’aspetti. Perché la bellezza è inevitabilmente un processo di ricerca. Siamo abituati ad aspettarci una bellezza predefinita, che si attiene a canoni più o meni precisi. Tutte le culture elaborano rappresentazioni sociali di bellezza, sono modelli considerati collettivamente validi. Ma sono semplificazioni della realtà, tutti i modelli sono semplificazioni. A fronte di qualcosa che manca, rispetto al modello, sicuramente c’è qualcosa in più. Continue reading

Mi leggi una storia?

La sensibilizzazione precoce alla lettura è un tema di grande attualità, i cui vantaggi a livello psicologico, educativo, cognitivo e sociale sono stati evidenziati da numerose ricerche. Spesso, nelle mie attività di consulenza e formazione, mi viene domandato come stimolare l’interesse precoce per la lettura, soprattutto in tempi come quelli attuali, dominati dal trionfo delle nuove tecnologie. Proverò a riassumere in pochi punti gli elementi a mio avviso fondamentali per rispondere a queste due domande: perché e come la lettura precoce? Continue reading

Il GGG di Roald Dahl: la paura può essere anche un gigante buono

Per me il nome di Roald Dahl si associa ad una precisa immagine: lo scaffale della biblioteca di paese della mia infanzia, dove stavano riposti i libri dell’autore che prendevo ripetutamente in prestito e di cui ricordo soprattutto le pagine consumate dalle mani di tanti bambini. 

Del GGG ho visto il film recentemente e mi vengono in mente alcune osservazioni che credo valga la pena di condividere, soprattutto quando la cosiddetta letteratura per l’infanzia (spesso svalutata o faticosamente accreditata al livello di “letteratura seria”) è in grado di darci dei suggerimenti così chiari che difficilmente potremmo spiegare in maniera più diretta. Continue reading

Oceania e la ricerca dell’identità: occorre lasciar andare per potersi ritrovare

Un film sull’adolescenza e sulla tormentata ricerca dell’identità di una giovane maori, attratta dall’oceano, chiara metafora del percorso da esplorare per cercare se stessi. Il conflitto padre – figlia, probabilmente un tratto culturalmente universale nei percorsi di crescita adolescenziali, apre gli interrogativi sulla propria identità: da un lato un padre, forte e premuroso, che però costringe la figlia nei rassicuranti confini della propria isola, dove l’oceano appare solo come la linea invalicabile delle cose proibite. Dall’altro Vaiana, la protagonista, irresistibilmente attratta dall’orizzonte, che intuisce fin da bambina la possibilità di trovare delle risposte solo valicando il pericoloso confine. Continue reading

Quale “scienza furba” per l’uomo moderno?

In contesti sociali come quelli attuali – definiti complessi, fluidi, mutevoli – ci si domanda spesso quale corpo di conoscenze e di abilità risulti indispensabile oggi per sostenere l’adattamento dell’essere umano e la sua affermazione a livello sociale e professionale. Le richieste formative cambiano continuamente, emergono sempre nuove carenze (nuovi analfabetismi, analfabetismo di ritorno, analfabetismo funzionale) e giustamente ci si chiede come rendere il proprio patrimonio culturale ed esperienziale fruibile ed efficace a lungo termine.

A questo proposito mi piace il concetto di “scienza furba”, coniato e utilizzato da Propp nella sua ben nota analisi delle fiabe (“Morfologia delle fiaba”). Anche nelle fiabe, infatti, si insiste spesso sulla necessità di acquisire saperi raffinati che consentano di adattarsi in maniera più efficace al contesto: spesso l’eroe che si allontana da casa, incontra nella foresta un maestro (con sembianze di stregone, demone silvano, saggio) che si prende cura di lui e soprattutto gli trasmette qualche forma di arte, conoscenza o capacità magica. Cosa impara l’eroe?

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“Mamma, qual è il mio talento?”

Propongo questa domanda in veste ovviamente provocatoria, dopo aver sentito molte volte i bambini confrontarsi e interrogarsi su questo tema. Il fatto che oggi molti bambini, anche di età prescolare e scolare, si pongano questa domanda, e con loro molti dei loro adulti di riferimento, stimola una riflessione sulla pertinenza dell’interrogarsi, ad un’ età anche precoce, sul possesso di un talento. La lingua ci suggerisce che il talento è una piccola eccezionalità in qualche ambito, addirittura una genialità. Forse questa domanda riflette l’aspettativa di un mondo adulto, quello attuale, sempre meno propenso a confrontarsi con l’esperienza dell’insuccesso, dell’errore, della mancanza e sempre più orientato alla realizzazione dell’esclusività e della relativa popolarità. Il bambino che si domanda in quale ambito (scolastico, sportivo, artistico, ludico, cognitivo) sia eccezionale è un bambino che si confronta presumibilmente con la mancanza di qualcosa, perché il talento, come espressione di doti eccezionali, è un requisito di pochi. Continue reading

“La felicità è”….. a lezione dai Trolls

Ho appena visto il film Trolls e, aldilà delle perplessità innescate da una visione tutta improntata all’eccesso (un tripudio di colori fluorescenti, forme spumeggianti, balli e musiche altosonanti…), qualche riflessione me la porto a casa.

Innanzitutto abbiamo di nuovo una protagonista femminile, ma di questo avevo già parlato a proposito di Frozen, i tempi cinematografici e della narrazione infantile sono sufficientemente maturi per proporre protagoniste che si battono eroicamente per grandi valori. Bene, cosa ci comunicano questi piccoli Trolls? Li incontriamo inizialmente come effervescente comunità improntata ad una vita puramente edonistica, ma evidentemente una soluzione esclusiva di questo tipo non è destinata a durare per sempre. Le peripezie che incontrano sottendono una ricerca più profonda, addirittura sul senso della felicità! Ecco a mio avviso i principali apprendimenti: Continue reading

Parole che nutrono

aLe storie nutrono.

Libri, romanzi, racconti, fiabe soddisfano un bisogno primario che non è così lontano da quello nutritivo. Si potrebbe dire, due forme di oralità che rispondono ad esigenze di sopravvivenza comuni, seppur apparentemente diverse. Quante volte ascoltando o leggendo una storia usiamo termini legati all’alimentazione? Una storia si divora, si assaggia poco alla volta, si assapora, si gusta fino in fondo o magari ci lascia con l’amaro in bocca.  Continue reading