Educare alla bellezza

Chi è bello? Che cosa è bello? I bambini elaborano un’idea di bellezza molto precocemente, ma… 

Occorre educare i bambini ad un’esperienza plurima di bellezza, necessariamente multipla e potenzialmente imprevedibile.

Occorre educare a cercare la bellezza anche dove non te l’aspetti. Perché la bellezza è inevitabilmente un processo di ricerca. Siamo abituati ad aspettarci una bellezza predefinita, che si attiene a canoni più o meni precisi. Tutte le culture elaborano rappresentazioni sociali di bellezza, sono modelli considerati collettivamente validi. Ma sono semplificazioni della realtà, tutti i modelli sono semplificazioni. A fronte di qualcosa che manca, rispetto al modello, sicuramente c’è qualcosa in più. Continue reading

Mi leggi una storia?

La sensibilizzazione precoce alla lettura è un tema di grande attualità, i cui vantaggi a livello psicologico, educativo, cognitivo e sociale sono stati evidenziati da numerose ricerche. Spesso, nelle mie attività di consulenza e formazione, mi viene domandato come stimolare l’interesse precoce per la lettura, soprattutto in tempi come quelli attuali, dominati dal trionfo delle nuove tecnologie. Proverò a riassumere in pochi punti gli elementi a mio avviso fondamentali per rispondere a queste due domande: perché e come la lettura precoce? Continue reading

Il GGG di Roald Dahl: la paura può essere anche un gigante buono

Per me il nome di Roald Dahl si associa ad una precisa immagine: lo scaffale della biblioteca di paese della mia infanzia, dove stavano riposti i libri dell’autore che prendevo ripetutamente in prestito e di cui ricordo soprattutto le pagine consumate dalle mani di tanti bambini. 

Del GGG ho visto il film recentemente e mi vengono in mente alcune osservazioni che credo valga la pena di condividere, soprattutto quando la cosiddetta letteratura per l’infanzia (spesso svalutata o faticosamente accreditata al livello di “letteratura seria”) è in grado di darci dei suggerimenti così chiari che difficilmente potremmo spiegare in maniera più diretta. Continue reading

Oceania e la ricerca dell’identità: occorre lasciar andare per potersi ritrovare

Un film sull’adolescenza e sulla tormentata ricerca dell’identità di una giovane maori, attratta dall’oceano, chiara metafora del percorso da esplorare per cercare se stessi. Il conflitto padre – figlia, probabilmente un tratto culturalmente universale nei percorsi di crescita adolescenziali, apre gli interrogativi sulla propria identità: da un lato un padre, forte e premuroso, che però costringe la figlia nei rassicuranti confini della propria isola, dove l’oceano appare solo come la linea invalicabile delle cose proibite. Dall’altro Vaiana, la protagonista, irresistibilmente attratta dall’orizzonte, che intuisce fin da bambina la possibilità di trovare delle risposte solo valicando il pericoloso confine. Continue reading

Quale “scienza furba” per l’uomo moderno?

In contesti sociali come quelli attuali – definiti complessi, fluidi, mutevoli – ci si domanda spesso quale corpo di conoscenze e di abilità risulti indispensabile oggi per sostenere l’adattamento dell’essere umano e la sua affermazione a livello sociale e professionale. Le richieste formative cambiano continuamente, emergono sempre nuove carenze (nuovi analfabetismi, analfabetismo di ritorno, analfabetismo funzionale) e giustamente ci si chiede come rendere il proprio patrimonio culturale ed esperienziale fruibile ed efficace a lungo termine.

A questo proposito mi piace il concetto di “scienza furba”, coniato e utilizzato da Propp nella sua ben nota analisi delle fiabe (“Morfologia delle fiaba”). Anche nelle fiabe, infatti, si insiste spesso sulla necessità di acquisire saperi raffinati che consentano di adattarsi in maniera più efficace al contesto: spesso l’eroe che si allontana da casa, incontra nella foresta un maestro (con sembianze di stregone, demone silvano, saggio) che si prende cura di lui e soprattutto gli trasmette qualche forma di arte, conoscenza o capacità magica. Cosa impara l’eroe?

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“Mamma, qual è il mio talento?”

Propongo questa domanda in veste ovviamente provocatoria, dopo aver sentito molte volte i bambini confrontarsi e interrogarsi su questo tema. Il fatto che oggi molti bambini, anche di età prescolare e scolare, si pongano questa domanda, e con loro molti dei loro adulti di riferimento, stimola una riflessione sulla pertinenza dell’interrogarsi, ad un’ età anche precoce, sul possesso di un talento. La lingua ci suggerisce che il talento è una piccola eccezionalità in qualche ambito, addirittura una genialità. Forse questa domanda riflette l’aspettativa di un mondo adulto, quello attuale, sempre meno propenso a confrontarsi con l’esperienza dell’insuccesso, dell’errore, della mancanza e sempre più orientato alla realizzazione dell’esclusività e della relativa popolarità. Il bambino che si domanda in quale ambito (scolastico, sportivo, artistico, ludico, cognitivo) sia eccezionale è un bambino che si confronta presumibilmente con la mancanza di qualcosa, perché il talento, come espressione di doti eccezionali, è un requisito di pochi. Continue reading

“La felicità è”….. a lezione dai Trolls

Ho appena visto il film Trolls e, aldilà delle perplessità innescate da una visione tutta improntata all’eccesso (un tripudio di colori fluorescenti, forme spumeggianti, balli e musiche altosonanti…), qualche riflessione me la porto a casa.

Innanzitutto abbiamo di nuovo una protagonista femminile, ma di questo avevo già parlato a proposito di Frozen, i tempi cinematografici e della narrazione infantile sono sufficientemente maturi per proporre protagoniste che si battono eroicamente per grandi valori. Bene, cosa ci comunicano questi piccoli Trolls? Li incontriamo inizialmente come effervescente comunità improntata ad una vita puramente edonistica, ma evidentemente una soluzione esclusiva di questo tipo non è destinata a durare per sempre. Le peripezie che incontrano sottendono una ricerca più profonda, addirittura sul senso della felicità! Ecco a mio avviso i principali apprendimenti: Continue reading

Parole che nutrono

aLe storie nutrono.

Libri, romanzi, racconti, fiabe soddisfano un bisogno primario che non è così lontano da quello nutritivo. Si potrebbe dire, due forme di oralità che rispondono ad esigenze di sopravvivenza comuni, seppur apparentemente diverse. Quante volte ascoltando o leggendo una storia usiamo termini legati all’alimentazione? Una storia si divora, si assaggia poco alla volta, si assapora, si gusta fino in fondo o magari ci lascia con l’amaro in bocca.  Continue reading

L’amore delle tre melagrane: quando la passione incontra la purezza

Può la passione coniugarsi con la purezza? L’eros con l’innocenza? Il rosso con il bianco? Melagrana

Nella fiaba abruzzese “L’amore delle tre melagrane” raccolta da Calvino, anche nota guarda caso con il titolo “Bianca come il latte rossa come il sangue”, sembrerebbe proprio di sì. Non solo: la fiaba ci parla dell’Eros come generatore di vita. È una fiaba ricchissima di simbologie legate ai colori, ai frutti, ai cosiddetti simboli metabletici.

Un figlio di re, tagliando la ricotta, si ferisce a un dito e una goccia di sangue finisce sulla ricotta (per rimanere sul piano metaforico, si tratta di una fecondazione simbolica: il rosso del sangue incontra il bianco della ricotta). Il bianco rappresenta simbolicamente la purezza e l’innocenza, mentre il rosso è il colore della passione erotica e delle emozioni forti. Di fronte a questa immagine, il principe dice: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”. Ma la madre e altri personaggi che incontra nella sua ricerca sono perentori: “Chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca”. A buon intenditor poche parole, insomma. Purezza e passione sono inconciliabili. Continue reading

La mia intervista per MilkBook: Fiabe classiche, ecco perché dovremmo leggerle ai bambini

Ecco il testo della mia intervista per MilkBook, anche visibile quiBastoneAntonella

Quali sono le caratteristiche che rendono le fiabe classiche così amate nel corso dei secoli? Perché faremmo bene a leggere e narrare senza timori fiabe anche dure e crudeli ai nostri bambini? Perché molti adulti, invece, propongono versioni edulcorate delle fiabe antiche? Lo abbiamo chiesto ad Antonella Bastone*, pedagogista e formatrice che ha dedicato studi e ricerche approfondite su questi argomenti.

Ciao Antonella, cosa ti affascina in particolare delle fiabe classiche? Perché le ritieni importanti dal punto di vista pedagogico? Continue reading