“Mamma, qual è il mio talento?”

Propongo questa domanda in veste ovviamente provocatoria, dopo aver sentito molte volte i bambini confrontarsi e interrogarsi su questo tema. Il fatto che oggi molti bambini, anche di età prescolare e scolare, si pongano questa domanda, e con loro molti dei loro adulti di riferimento, stimola una riflessione sulla pertinenza dell’interrogarsi, ad un’ età anche precoce, sul possesso di un talento. La lingua ci suggerisce che il talento è una piccola eccezionalità in qualche ambito, addirittura una genialità. Forse questa domanda riflette l’aspettativa di un mondo adulto, quello attuale, sempre meno propenso a confrontarsi con l’esperienza dell’insuccesso, del fallimento, della mancanza e sempre più orientato alla realizzazione dell’esclusività e della relativa popolarità. Il bambino che si domanda in quale ambito (scolastico, sportivo, artistico, ludico, cognitivo) sia eccezionale è un bambino che si confronta presumibilmente con la mancanza di qualcosa, perché il talento, come espressione di doti eccezionali, è un requisito di pochi. Continue reading

La mia intervista per AIF sul tema “Il valore della persona nel processo formativo moderno”

Ecco la mia intervista per l’AIF – Associazione Italiana Formatori – sul tema “Il valore della persona nel processo formativo moderno (leggi anche qui):

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?

Oggi non è raro incontrare giovani e adulti disorientati dalla fluidità e dall’incessante cambiamento delle società complesse: la tecnologia e l’informatizzazione delle conoscenze procedono a grande velocità facendo apparire superate le novità dell’anno precedente. I saperi acquisiti appaiono spesso precari e insufficienti, le domande di formazione sono cambiate e sono sempre più mirate alla ricerca di spazi di applicazione certi e prevedibili dei saperi appresi, in cui testarne la fruibilità.
D’altra parte però, l’apprendimento stesso è una forma di cambiamento, anche se non tutti riescono ad adattarsi con successo alle nuove richieste e aspettative sociali. Inoltre, il cambiamento, soprattutto in età adulta, può generare resistenze poiché comporta comunque una forma di destabilizzazione degli equilibri consolidati in passato. Continue reading

Orientamento e Bilancio di Competenze. Dalla mia esperienza di consulente

alice– Mi dici per piacere che strada devo prendere?
– Dipende più che altro da dove vuoi andare – disse il gatto
– Non m’interessa tanto dove… – disse Alice
– Allora una strada vale l’altra – disse il gatto
– …basta che arrivi da qualche parte – soggiunge Alice a mò di chiarimento
– Oh, questo è garantito – disse il gatto – basta che metti un piede dopo l’altro e ti fermi in tempo.

(Alice nel paese delle meraviglie, Carroll)

Proprio come Alice, catapultata magicamente in un mondo bizzarro e dalle logiche inconsuete, non è così raro incontrare oggi adulti disorientati dalla fluidità e dall’incessante cambiamento delle società complesse, dove trovare soluzioni semplici e lineari sembra difficile, perché molti fattori interagiscono tra loro, producendo incertezza e confusione (Bastone, 2015)*. Continue reading

Ma l’adolescenza non era una fase di passaggio?

BratzLeggo la definizione di adolescenza: “Fase della crescita dell’essere umano collocabile tra i 12-14 e i 18-20 anni, caratterizzata da una serie di modificazioni fisiche e psicologiche che introducono all’età adulta”.

Anche l’etimologia del termine (dal latino adolescere, ossia crescere) rimanda al concetto di transizione tra due fasi di vita.Ma di certo la definizione tradizionale non corrisponde affatto alla fenomenologia attuale dello sviluppo umano. Quando in aula chiedo semplicemente: quando finisce l’adolescenza? Gli sguardi smarriti e disorientati confermano l’attuale difficoltà a identificare con precisione l’acquisizione della maturità. Continue reading

La crisi dell’identità di genere: educhiamo uomini e donne al realismo

La rivoluzione del pensiero che ha investito i paesi occidentali negli ultimi decenni ha lasciato in eredità anche una nuova definizione dei ruoli di genere: uomini e donne hanno iniziato a ripensare ai propri ruoli sociali e certamente questo percorso è ancora in evoluzione. Adamo e Eva - Tamara de Lempicka

Per le donne, soprattutto in seguito al movimento femminista, si sono schiuse nuove possibilità di carriera, anche in settori professionali e sociali prima esclusivamente riservati al genere maschile che hanno richiesto di conseguenza di assumere un ruolo più indipendente e competitivo sulla scena sociale. Da custodi dell’economia domestica e delle funzioni affettive, a protagoniste attive della propria vita.

In realtà non è così semplice: non abbiamo semplicemente sostituito il vecchio modello di identità femminile con il nuovo, ma piuttosto e’ avvenuta una giustapposizione. Continue reading

“Da grande voglio fare niente, come te”. L’immaterialità’ del lavoro nelle società complesse

Questa è la risposta data da mia figlia alla banalissima domanda su cosa le piacerebbe fare da grande. A fronte di una mia prima reazione di sconcerto, ho provato ad indagare un po’ più analiticamente nelle sue rappresentazioni mentali chiedendole:
“Che lavoro fa mamma?”Torino - parco della Colletta
“Niente”.
E papà?
“Niente”.
Bene, la risposta è chiara. Tuttavia la bambina è ben consapevole che i suoi genitori abbiano una vita professionale fuori casa, se non altro, per l’organizzazione, spesso complicata, di turni che ci impegnano nei vari accompagnamenti scuola – casa – attività ludiche e sportive.
Poi, una sua riflessione mi suggerisce che il problema non sta nella definizione della professione, ma nella sua descrizione, perché le mancano le parole per descrivere, appunto, un processo di lavoro che sfugge alle sue capacità di rappresentazione:
“Anzi, voglio lavorare col computer”.
A fronte, di professioni sempre più immateriali, che non costruiscono un prodotto concreto, ma attivano e realizzano servizi, il rischio è proprio quello di confondere il processo di lavoro con lo strumento, il computer appunto. Ma, il computer ha mille altre funzioni, spesso e volentieri non professionali.
Mi sono venute in mente le parole di un orafo, intervistato nel corso di un progetto a sostegno dell’artigianato, orgoglioso di lavorare in casa e poter mostrare al figlio l’intero processo del suo lavoro, dall’ideazione, lo schizzo su carta, alla contemplazione dell’oggetto concluso.
Nelle attuali società complesse, le professioni sono spesso sempre più immateriali e può essere difficile descrivere un processo di lavoro che sfugge alle logiche tradizionali di una catena produttiva.
Eppure, abbiamo bisogno di parole per descrivere quello che facciamo, per aiutare le nuove generazioni (e non solo…) a elaborare rappresentazioni chiare e condivisibili dei nostri processi di lavoro.

CONNESSI, EPPUR LONTANI: INDIVIDUI, GENITORI E FAMIGLIE NELLE SOCIETA’ COMPLESSE

Hervé-TulletLe famiglie di oggi si trovano ad affrontare nuove sfide, dettate dalle condizioni e dalle aspettative che le moderne società complesse pongono all’essere umano. Nelle società tradizionali, l’orologio sociale scandiva in tempi prevedibili e rassicuranti gli appuntamenti della vita: il tempo per la formazione, il matrimonio, la genitorialità erano tappe prevedibili che seguivano percorsi piuttosto uniformi nelle vite delle persone e rappresentavano aspettative sociali condivise.

Nelle società complesse i tradizionali sistemi di significato appaiono superati e quelli nuovi cambiano velocemente. La spinta alla libertà individuale, particolarmente forte nelle attuali società industrializzate, può rendere complicato lo sviluppo personale: la maturità professionale, la stabilizzazione della coppia coniugale e la genitorialità non sono più tappe tanto vincolanti, ma passaggi possibili e spesso reinterpretabili nella vita dell’individuo (Bastone A., 2014)[1]. Continue reading