Alla ricerca dell’immaturità

Paola Bisio – la casa che muta

E se il fine ultimo della formazione fosse l’immaturità, intesa come “condizione dell’esistenza non lontana dalla saggezza”* capace di disporci all’apprendimento continuo, alla continua scoperta di sé e del mondo?

Per molto tempo si è parlato della maturità come fine ultimo di ogni percorso educativo e formativo, ossia del raggiungimento di una condizione di equilibrio, stabilità e compimento, caratteristico dell’età adulta. Tuttavia, oggi è ampiamente superata l’idea di adultità come fase conclusiva del proprio processo di formazione individuale. Al contrario, la formazione dell’essere umano avviene nel corso dell’intero ciclo di vita, senza consolidamenti definitivi**. Ancor di più oggi, se si pensa alla velocità con cui evolvono le società complesse, ogni fase della vita è continuamente esposta a sollecitazioni formative e soprattutto è aperta al cambiamento. L’uomo moderno è, forse ancor più che in passato, Homo viator (Gabriel Marcel), essere incompiuto, sempre in cammino, alla ricerca della sua realizzazione. E’ come l’eroe fiabesco, continuamente alla ricerca di qualcosa, impegnato in un viaggio reale o immaginario, comunque metafora della natura dinamica dell’esistenza**.

Allora forse, è obiettivo prioritario il mantenimento di quel “bambino interiore” di cui tanti poeti e artisti hanno parlato, non come rifiuto della maturità, ma come capacità di “cogliere le potenzialità rigeneratrici di alcuni tratti psicologici infantili”* come la curiosità, l’immaginazione, l’apertura mentale, il movimento, il desiderio di sperimentare e di apprendere, la creatività, il gioco, l’avventura, l’esplorazione, l’energia, la sincerità, il bisogno di amare. Tutte queste componenti costituiscono certamente una forma di saggezza.

La motivazione alla custodia dell’immaturità, potrebbe essere molto semplice: “ciò che è maturo ha smesso di crescere”*.

C’è una metafora, tratta dal libro La Storia Infinita di Michael Ende che evoca, a mio avviso, questo bisogno di coltivare l’immaturità. In conclusione della sua avventura in Fantàsia, Bastiano, ormai logorato dal potere di realizzare ogni desiderio e avendo ormai raggiunto tutto ciò che poteva desiderare (bellezza, coraggio, forza, carisma, saggezza), ha perso quasi del tutto ogni memoria del suo passato. Raggiunge un curioso luogo chiamato “La casa che muta”: inizialmente simile a una zucca, questa bizzarra abitazione cambia aspetto continuamente, generando in vari punti forme e protuberanze che diventano comignoli, balconi e altri elementi, mentre nel frattempo altri scompaiono. Una casa che è metafora di un processo di gestazione. La finalità del luogo è immediatamente chiara, perché in sottofondo una voce canta: “Gran signore, sii bambino! Torna a essere piccino!” .

La casa è abitata da Donna aiuola, sul cui corpo crescono foglie, frutti e fiori, di cui Bastiano si nutre con desiderio e soddisfazione, brillante metafora della vita di cui il bambino si appropria con ingordigia.

La casa che muta si chiama così non solo perchè cambia aspetto, ma soprattutto perchè cambia chi ci abita: infatti, accogliendo Bastiano, la casa, che è dotata di una sua volontà, produce una stanza con mobili enormi, perché lo scopo è far sentire Bastiano piccolo, un ritorno alle origini necessario per proseguire il suo percorso di formazione.

* Duccio Demetrio (1998), Elogio dell’immaturità. Poetica dell’età irragiungibile

**Antonella Bastone (2020), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione, ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale L’Espresso)

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antonellabastone

Pedagogista, laureata in Scienze dell'Educazione e in Formazione dei Formatori, svolgo attività di formazione, consulenza, orientamento e ricerca in campo psicologico, educativo e sociale, presso enti pubblici e privati. Sono docente a contratto di discipline pedagogiche presso l'Università di Torino, del Piemonte Orientale e di Genova .