Parole che nutrono

aLe storie nutrono.

Libri, romanzi, racconti, fiabe soddisfano un bisogno primario che non è così lontano da quello nutritivo. Si potrebbe dire, due forme di oralità che rispondono ad esigenze di sopravvivenza comuni, seppur apparentemente diverse. Quante volte ascoltando o leggendo una storia usiamo termini legati all’alimentazione? Una storia si divora, si assaggia poco alla volta, si assapora, si gusta fino in fondo o magari ci lascia con l’amaro in bocca. 

Cibo e storie sono anche accomunati dal piacere della condivisione: quando una storia ci ha colpito, spesso sentiamo il bisogno di raccontarla ad altri, di condividerla, di trovare l’interlocutore adatto ad ospitarla. E’ lo stesso meccanismo della convivialità dei pasti: mangiare insieme è innanzitutto un’esperienza relazionale (dal latino convivio, ossia vivere insieme), l’offerta e la comunione dei pasti è il primo meccanismo sociale dell’ospitalità e dell’incontro con l’altro. Si esplorano generi letterari e autori come si esplorano le culture gastronomiche, che non ci parlano mai solo del cibo, ma soprattutto delle storie di un popolo.

Storie e cibo hanno bisogno anche di un tempo di degustazione e di digestione. Una storia si ascolta a livelli e tempi diversi: stuzzica inizialmente, soprattutto a livello emozionale, si consolida pian piano e probabilmente risuona a distanza di tempo, lasciando tracce mnestiche di intensità diverse.

Pertanto abbiamo bisogno di parole, raccontate e ascoltate, perché soddisfano bisogni di sopravvivenza tipicamente umani, nutrendo contemporaneamente intelletto, fantasia, emotività e consapevolezza di sé.