Ma l’adolescenza non era una fase di passaggio?

BratzLeggo la definizione di adolescenza: “Fase della crescita dell’essere umano collocabile tra i 12-14 e i 18-20 anni, caratterizzata da una serie di modificazioni fisiche e psicologiche che introducono all’età adulta”.

Anche l’etimologia del termine (dal latino adolescere, ossia crescere) rimanda al concetto di transizione tra due fasi di vita.Ma di certo la definizione tradizionale non corrisponde affatto alla fenomenologia attuale dello sviluppo umano. Quando in aula chiedo semplicemente: quando finisce l’adolescenza? Gli sguardi smarriti e disorientati confermano l’attuale difficoltà a identificare con precisione l’acquisizione della maturità.

Tanto è vero oggi l’adolescenza viene frammentata in sottofasi che consentono di attraversare un percorso tutt’altro che transitorio… si parla, nell’ordine, di pre-adolescenza, prima adolescenza, adolescenza vera e propria, tarda adolescenza, post adolescenza, giovani adulti. Certo, dobbiamo arrivare a comprendere gli attuali trentacinquenni. Insomma, una fase di transizione che dura 25 anni…

Forse richiede di fare qualche riflessione in più, perché non può essere più considerata solamente una fase di passaggio, ma un lungo periodo di vita dell’essere umano in cui l’auspicato raggiungimento della maturità – come obiettivo ultimo – rimane sospeso per quasi un terzo della sua durata media.

La pressione verso l’adultità è particolarmente forte oggi, tanto è vero che i bambini entrano sempre più precocemente in adolescenza, assumendo – spesso bruscamente – gli atteggiamenti e i comportamenti caratteristici dell’età matura: basti pensare ai giocattoli o alla moda infantile che sempre più appaiono una forzata simulazione dell’immagine adulta. Questo tema richiederebbe una riflessione pedagogica ad ampio raggio in grado di affrontare anche le implicazioni etiche di un fenomeno solo apparentemente commerciale: che dire della progressiva erotizzazione dei bambini nelle pubblicità? Dei tanti bambini che appaiono, in pose seduttive e accattivanti, in molte pubblicità di moda infantile?

Parallelamente, l’uscita dall’adolescenza e l’entrata nel mondo adulto non sono più così chiaramente identificabili, soprattutto se per maturità si intende il raggiungimento di una stabilità economica, professionale, relazionale. La stessa acquisizione della maturità oggi appare un concetto relativo e personalizzato.

Nelle società tradizionali l’orologio sociale scandiva in tempi prevedibili e rassicuranti gli appuntamenti della vita: il tempo per la formazione, il matrimonio, la genitorialità, la crescita professionale erano tappe prevedibili che seguivano percorsi piuttosto uniformi nelle vite delle persone, rappresentando quindi delle aspettative sociali comuni. I momenti significativi della vita dell’individuo erano regolati da riti di passaggio che segnavano simbolicamente l’accesso ad una nuova fase e fornivano una soluzione psicologica al superamento della crisi, attenuandone così la tensione emotiva.

Klimt - le tre età della donnaOggi le nuove generazioni si trovano a vivere una sospensione dell’adultità, zigzagando tra soluzioni provvisorie e sperimentazioni indefinite a livello formativo, relazionale, professionale.

A tutti coloro che si occupano di educazione e di formazione spetta il difficile compito dell’orientare individui  costantemente impegnati in una personale ricerca di senso, dove la maturità non può mai dirsi raggiunta definitivamente, ma solo negoziata nel corso delle proprie personali esperienze di vita.

A loro il compito di stimolare l’esplorazione del nuovo, aiutando gli individui a identificare le risorse personali e quelle del contesto, ma anche più semplicemente, di rassicurare a fronte dell’incertezza*.

** Antonella Bastone (2014), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione,Edizioni ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale l’Espresso