L’amore delle tre melagrane: quando la passione incontra la purezza

Può la passione coniugarsi con la purezza? L’eros con l’innocenza? Il rosso con il bianco? Melagrana

Nella fiaba abruzzese “L’amore delle tre melagrane” raccolta da Calvino, anche nota guarda caso con il titolo “Bianca come il latte rossa come il sangue”, sembrerebbe proprio di sì. Non solo: la fiaba ci parla dell’Eros come generatore di vita. È una fiaba ricchissima di simbologie legate ai colori, ai frutti, ai cosiddetti simboli metabletici.

Un figlio di re, tagliando la ricotta, si ferisce a un dito e una goccia di sangue finisce sulla ricotta (per rimanere sul piano metaforico, si tratta di una fecondazione simbolica: il rosso del sangue incontra il bianco della ricotta). Il bianco rappresenta simbolicamente la purezza e l’innocenza, mentre il rosso è il colore della passione erotica e delle emozioni forti. Di fronte a questa immagine, il principe dice: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”. Ma la madre e altri personaggi che incontra nella sua ricerca sono perentori: “Chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca”. A buon intenditor poche parole, insomma. Purezza e passione sono inconciliabili.

Ma la storia ci dice il contrario, perché il giovane riceverà in dono tre melagrane che genereranno proprio la fanciulla dei suoi desideri: bianca come il latte e rossa come il sangue. La simbologia è molto chiara: il melograno è una pianta antichissima e i suoi frutti simboleggiano universalmente fertilità, prosperità e amori felici. Il tema chiave della fiaba è proprio l’Eros generatore di vita, direi proprio il concetto freudiano di libido, inteso non solo come desiderio sessuale, ma come pulsione di Vita.

Nel corso della storia infatti molti avvenimenti sono testimonianza del processo della Vita che si autoconserva e produce nuova vita: la fanciulla verrà uccisa… Ma una goccia del suo sangue cadrà al suolo (il sangue feconda la terra) e da qui nascerà una palombella. Anche la palombella viene trafitta a morte, ma una goccia del suo sangue cadrà nel giardino da cui nascerà un albero di melograno. La storia ciclicamente si chiude, perché l’albero restituisce ancora vita, donando un frutto da cui nascerà nuovamente la fanciulla desiderata.

Per ogni approfondimento: Antonella Bastone (2017), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione”, Gruppo Editoriale L’Espresso