La sfida della formazione oggi: liberare potenziale, sviluppare autoconsapevolezza e pensiero critico

In una società fluida e complessa, dai confini poco prevedibili a lungo termine, la sfida della formazione attuale è quella non tanto di trasmettere contenuti, ma di attrezzare l’essere umano di strumenti di adattamento adeguati al contesto. Già Edgar Morin asseriva che “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”. E oggi questa affermazione è ancora più valida.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità si è raccomandata da tempo di sostenere, fin dalla prima infanzia, una serie di competenze (definite life skills) che rimandano ad abilità trasversali dell’essere umano per affrontare l’ambiente dal punto di vista pragmatico e sociale. Pertanto, non competenze tecniche specifiche, contenuti disciplinari raffinati, ma abilità di vita capaci di sostenere l’uomo nel gestire problemi e situazioni comunemente incontrate nella vita quotidiana. Molte ricerche ci dicono oramai che in futuro sempre più prossimo, le life skills saranno ancora più importanti delle competenze tecniche. Stiamo parlando di abilità come: Consapevolezza di sé, Gestione delle emozioni, Gestione dello stress, Comunicazione efficace, Relazioni efficaci, Empatia, Pensiero Creativo, Pensiero critico, Prendere decisioni, Risolvere problemi.

Per scomodare una metafora fiabesca a cui sono particolarmente incline*, i protagonisti della fiaba de “Il Mago di Oz” richiedono tre doni (cervello, cuore e coraggio) che sono proprio una chiara simbologia di competenze trasversali oggi ritenute così importanti e raccomandate anche dall’OMS.

Ecco perché oggi la chiave interpretativa e operativa della formazione deve essere necessariamente l’esperienza, quale risorsa fondamentale per l’apprendimento. La formazione deve partire dall’esperienza, di cui tutti i soggetti in formazione sono portatori (esperienze pragmatiche, personali, plurime ma tutte rigorosamente valide e degne di essere condivise). Ma la formazione deve anche arrivare all’esperienza, ossia deve poter avere delle ricadute di validità e utilità per l’esperienza pratica dei soggetti in formazione. Insomma, l’esperienza come punto di partenza e punto di arrivo della formazione.

L’andragogia ha insistito fin dalla sua costituzione proprio su questi aspetti: la formazione degli adulti (e non solo) ha come principale scopo la scoperta del significato dell’esperienza; è un processo attraverso cui i discenti imparano a prender coscienza delle loro esperienze significative e a valutarle. Gli adulti sono motivati ad apprendere quando avvertono i bisogni che l’apprendimento può soddisfare e i vantaggi pratici che ottengono nella vita reale.

Per fare un esempio, mi occupo regolarmente di formazione su competenze trasversali come la comunicazione efficace, il lavoro di gruppo, la competenza emotiva. Ma è necessario rendere fruibili questi contenuti (tratti dalle teorie più note sul tema) nei contesti di vita pratica in cui possono tornare utili, come la gestione di un colloquio di lavoro, la risposta ad un annuncio, la gestione di una negoziazione professionale o personale, la presentazione pubblica di un argomento. A questo proposito, una delle carenze più riscontrate dagli stessi allievi che incontro in aula è proprio la presentazione di sé. Un aspetto apparentemente banale che però sembra essere una carenza formativa invalidante: oggi è particolarmente sentita l’abilità di sviluppare una narrativa personale che ci consenta di presentarci in modo efficace, onesto e valorizzante e di un lessico di competenze che ci renda personalmente e professionalmente interessanti. Lo sviluppo di queste abilità ha delle ricadute immediate anche in termini di autostima, perché consente di riflettere, spesso per la prima volta, sull’immagine di sé, di percepirsi e raccontarsi più precisamente, di cambiare alcune rappresentazioni, reinterpretare comportamenti passati e attuali in una nuova prospettiva. Per tornare alle life skills dell’OMS, stiamo parlando di consapevolezza di sé, comunicazione efficace e pensiero critico.

*Per ogni approfondimento sul tema: Antonella Bastone (2017), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione, (Gruppo Editoriale l’Espresso)