La mia intervista per AIF sul tema “Il valore della persona nel processo formativo moderno”

Ecco la mia intervista per l’AIF – Associazione Italiana Formatori – sul tema “Il valore della persona nel processo formativo moderno (leggi anche qui):

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?

Oggi non è raro incontrare giovani e adulti disorientati dalla fluidità e dall’incessante cambiamento delle società complesse: la tecnologia e l’informatizzazione delle conoscenze procedono a grande velocità facendo apparire superate le novità dell’anno precedente. I saperi acquisiti appaiono spesso precari e insufficienti, le domande di formazione sono cambiate e sono sempre più mirate alla ricerca di spazi di applicazione certi e prevedibili dei saperi appresi, in cui testarne la fruibilità.
D’altra parte però, l’apprendimento stesso è una forma di cambiamento, anche se non tutti riescono ad adattarsi con successo alle nuove richieste e aspettative sociali. Inoltre, il cambiamento, soprattutto in età adulta, può generare resistenze poiché comporta comunque una forma di destabilizzazione degli equilibri consolidati in passato.

Se da un lato è necessario ragionare su nuove forme, metodi e spazi della formazione, capaci di accogliere le sfide della modernità, dall’altra non bisogna dimenticare che l’apprendimento è innanzitutto una forma di relazione e, in quanto tale, deve inevitabilmente tenere conto della componente specificatamente umana che sta alla base dell’incontro con l’altro. Chi si occupa di formazione dovrà pertanto essere orientato anche alla cura della relazione, per mettere in atto strategie che consentano di produrre consapevolezza. Il formatore affianca il soggetto in formazione, in un percorso più o meno lungo a seconda dei progetti, per aiutarlo a realizzare una forma che senta e riconosca come propria e dotata di senso. Ognuno di noi può sviluppare il proprio potenziale, se messo in condizioni appropriate di incoraggiamento, arricchimento e formazione. Pertanto, il formatore stimola la scoperta, o la ri-scoperta, di abilità, interessi che potevano risultare non immediatamente fruibili, ma l’obiettivo è rendere autonomo l’altro nell’utilizzare questi saperi e competenze, in un ottica di autoapprendimento. Questo è particolarmente valido, in un contesto come quello attuale, dove la formazione continua non è solo un buon proposito, ma una necessità: nessuno di noi può immaginare di accumulare nell’arco dei primi decenni di vita il bagaglio di saperi che consentirà un adattamento sicuro e stabile al proprio sistema.

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
La formazione raggiunge uno dei propri obiettivi fondamentali quando non si limita all’acquisizione di uno strumento o tecnica, ma quando libera la coscienza critica e sviluppa l’autonomia di pensiero. D’altra parte, oggi, parallelamente ai raffinati e veloci cambiamenti tecnologici, assistiamo al preoccupante fenomeno dei nuovi analfabetismi: si parla di nuovi analfabetismi, analfabetismo di ritorno o analfabetismo funzionale. Emerge una preoccupazione diffusa per un’incapacità di utilizzare pienamente la conoscenza nella vita quotidiana, soprattutto in società complesse come quelle attuali. I nuovi analfabetismi rimandano più in generale all’effettiva capacità delle persone di accedere alle fonti del sapere, acquisire e padroneggiare gli strumenti della conoscenza, sviluppare consapevolezza critica nell’incessante flusso di informazioni in cui siamo immersi. La formazione continua, così intesa, diventa strumento per orientarsi consapevolmente nella realtà attuale.

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Un percorso formativo può essere inteso come la definizione di uno spazio e di un tempo in cui si organizzano esperienze e incontri significativi, capaci di sostenere il cambiamento. Per generare entusiasmo e partecipazione è necessario lavorare innanzitutto sulla motivazione: nell’essere umano la più potente motivazione ad apprendere è la percezione dell’apprendimento come un proprio bisogno o desiderio. Quando la motivazione è carente, occorre dedicare il tempo necessario all’appropriazione della finalità di apprendimento e alla costruzione del senso di appartenenza organizzativa. La motivazione all’apprendimento, nel suo duplice aspetto di fascino e fatica, è un processo che si costruisce insieme ai soggetti in formazione e si ridefinisce strada facendo. Perché come dice Sepulveda ne “La Gabbianella e il Gatto”: “Vola solo chi osa farlo”. Tuttavia, qualcuno ha bisogno di una mano (Bastone, 2015).