La Fiaba è morta! Parola di Andersen… (o forse no)

Arcimboldo8 - El bibliotecarioUna fiaba poco nota di Andersen, intitolata “I fuochi fatui sono in città, disse la Vecchietta del Pantano” rappresenta un’interessante meta-riflessione sulla fiaba come prodotto letterario e culturale, che merita la stessa dignità e considerazione di ogni altra forma di letteratura seria e impegnata. La Fiaba – di cui si parla appunto sempre in maiuscolo – è destinata a non esaurirsi nei tempi moderni, in quanto espressione diretta e autentica dell’umanità.

Tuttavia, in questa storia l’importanza della fiaba viene argomentata attraverso un gioco ambivalente di asserzioni tra interlocutori che contemporaneamente ne sostengono e abbattono il suo valore, dando vita a raffinati ragionamenti dimostrativi e metaforici.

La fiaba inizia così: “C’era un signore che una volta  sapeva tante nuove fiabe, ma ora le aveva esaurite, diceva; la Fiaba, che da sola veniva a far visita, non veniva più a bussare alla sua porta; e perché non veniva?”. Nel protagonista ci sembra di intravedere lo stesso Andersen che forse si confronta con i rischi di perdita di ispirazione creativa…

Il signore teme che la Fiaba sia morta e sepolta, si strugge di nostalgia, nonostante dentro sé pensi che “la Fiaba non muore mai!”. In questo anno di malinconia, il signore ripensa a tutte le forme in cui la Fiaba si era presentata. La storia ci presenta quindi la fiaba attraverso la metafora di una donna che bussa alla porta con aspetti diversi: giovane e bella come la primavera in persona, una deliziosa bambina con una corona di fiori, un merciaio ambulante, ma il massimo del suo splendore è quando veniva come una vecchierella dai capelli bianchi argento e occhi grandi e intelligenti, perché – come depositaria di un’antica cultura – sapeva raccontare i tempi più lontani.

Ma, mentre sta seduto accanto alla porta, rimuginando su questi pensieri, si chiede: “se la Fiaba si fosse nascosta, come le principesse nelle vere vecchie fiabe, e se ora non desiderasse essere cercata”. E così, parte una ricerca empirica, che conferisce serietà alla situazione: cerca la Fiaba inutilmente nei libri, nei fiori, tra le foglie, finché decide di andare a cercarla fuori in campagna: “La Fiaba può benissimo aver bussato alla porta; ma non si è sentito, non le si è dato il benvenuto, e così non si è più presentata. La voglio andare a cercare”.

Nelle sue peregrinazioni, il signore incontra un personaggio emblematico che compare molte volte nelle fiabe di Andersen, ossia la Vecchietta del Pantano; si tratta di un personaggio magico che, in prossimità delle paludi, fa bollire la nebbia. La Vecchietta del Pantano sarà il suo interlocutore con cui si snoderanno le argomentazioni a favore e sfavore della fiaba. E infatti, di fronte alla richiesta del signore su dove rintracciare la Fiaba, la Vecchietta risponde: “Oh, santa bollitura! Ancora non ne ha abbastanza della Fiaba? Credo veramente che quasi tutti la pensino così. Qui c’è altro da fare, altro a cui badare. Perfino i bambini l’hanno superata. Date ai ragazzini un sigaro e alle bambine una nuova crinolina, li preferiscono! Ascoltare le fiabe? No, qui c’è veramente altro da fare, cose più importanti d concludere”. Tuttavia, la Vecchietta dice anche che “la Fiaba e la Poesia sono dello stesso stampo”, conferendo così alla Fiaba dignità letteraria. Inoltre, si impegna a mostrare il contenuto di un suo misterioso armadio, dove sono riposte una serie di boccette, contenenti “la poesia dei poeti per l’eternità”. I contenuti delle boccette elencati di seguito rappresentano gli ingredienti dell’ispirazione poetica e letteraria: profumo di maggio, bottiglia dello scandalo, note del salmo, la tragedia, la commedia e, la bottiglia di tutte le bottiglie, ossia “storie di tutti i giorni”. Ricordiamo a questo proposito come Andersen sia un maestro insuperabile nel creare storie a partire da oggetti e situazioni della vita quotidiana.

La storia si conclude con la Vecchietta del Pantano che racconta al protagonista la “storia dei fuochi fatui”, suggerendogli così indirettamente una fonte d’ispirazione creativa:

E’ un’intera fiaba” disse il signore.

“Sì, ma è solo l’inizio di una!” disse la Vecchietta. “Lei mi può dire come ora i fuochi fatui si divertono e si comportano, sotto quali forme si sono presentati per portare gli uomini sulla strada sbagliata!”.

E così, se da un lato la Vecchietta del Pantano – aiutante magica del poeta con difficoltà d’ispirazione –demotiva a proseguire nella produzione di fiabe, dall’altro fornisce indirettamente uno spunto da cui partire per una nuova storia, confermando così che “La Fiaba non muore mai”.

Per ogni approfondimento:

Antonella Bastone (2017), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione, Edizioni ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale l’Espresso).