La crisi dell’identità di genere: educhiamo uomini e donne al realismo

La rivoluzione del pensiero che ha investito i paesi occidentali negli ultimi decenni ha lasciato in eredità anche una nuova definizione dei ruoli di genere: uomini e donne hanno iniziato a ripensare ai propri ruoli sociali e certamente questo percorso è ancora in evoluzione. Adamo e Eva - Tamara de Lempicka

Per le donne, soprattutto in seguito al movimento femminista, si sono schiuse nuove possibilità di carriera, anche in settori professionali e sociali prima esclusivamente riservati al genere maschile che hanno richiesto di conseguenza di assumere un ruolo più indipendente e competitivo sulla scena sociale. Da custodi dell’economia domestica e delle funzioni affettive, a protagoniste attive della propria vita.

In realtà non è così semplice: non abbiamo semplicemente sostituito il vecchio modello di identità femminile con il nuovo, ma piuttosto e’ avvenuta una giustapposizione.

La cultura occidentale continua ampiamente a propagandare concezioni domestiche della femminilità, ma contemporaneamente, alle giovani d’oggi viene richiesto di incarnare linguaggi e  valori tradizionalmente maschili, necessari per accedere alla sfera professionale: autocontrollo, determinazione, padronanza di sé. La costruzione attuale dell’identità femminile è stata definita appunto un doppio legame perché impone aspettative e ideali contraddittori.

Le protagoniste degli spot pubblicitari trasmettono perfettamente questa immagine, del tutto irrealistica di “super-donna”, così come è stata definita da alcuni sociologi: una donna che è contemporaneamente una brava mamma, una buona moglie, impegnata professionalmente, possibilmente sexy e giovane a qualsiasi età…

Mi vengono in mente alcuni spot di prodotti per l’infanzia: giovani mamme sorridenti, presumibilmente anche impiegate fuori casa, con trucco e piega impeccabili, stringono in braccio bambini altrettanto sorridenti (chissà perché nelle pubblicità non piangono mai), sullo sfondo di un pavimento luccicante …

Gli studi sullo stress, della cui formazione mi sono ampiamente occupata, confermano che le donne sembrano essere particolarmente esposte allo stress, soprattutto per la difficoltà a conciliare vita privata e vita lavorativa.

Ma ci dicono anche che le persone perfezioniste sono quelle più esposte al rischio di stress: non è possibile rispondere eccellentemente a tutte le reali e presunte richieste sociali senza incorrere in qualche vissuto di inadeguatezza o frustrazione.

E gli uomini? Ovviamente non esiste crisi dell’identità femminile senza una, speculare, crisi dell’identità maschile…  I cambiamenti dell’estetica maschile sono un buon indicatore di questa crisi della virilità; si parla a questo proposito di complesso di Adone: nelle società tradizionali il valore del corpo maschile era strumentale, ossia misurato sulla base della forza fisica. Oggi è soprattutto estetico, fino al narcisismo, ben rappresentato dall’aumento di patologie alimentari maschili, tra cui la bigoressia. Il ruolo maschile tradizionale, in crisi nell’esercizio del suo potere, si ridefinisce in un’immagine di iper – mascolinità (machismo) che ribadisce simbolicamente il potere maschile.

Allo stesso tempo, si diffondono, ahimè con successo, neologismi come “il mammo”, a cui reagisco ogni volta con sconcerto: ma perché? Un padre che si appropria ed esercita funzioni affettive è qualcosa di diverso da sé? Pari opportunità significa garantire le stesse opportunità di partenza, di percorso e di arrivo, pur rimanendo fedeli a se stessi. Non significa scimmiottare altri ruoli..

Per cui educhiamo uomini e donne ad una visione realistica e critica delle aspettative sociali e dei propri progetti di vita. Oggi le società pongono una potente esaltazione dell’identità individuale, ma mai prima d’ora onnipotenza a fragilità sono state così strettamente congiunte.