Il GGG di Roald Dahl: la paura può essere anche un gigante buono

Per me il nome di Roald Dahl si associa ad una precisa immagine: lo scaffale della biblioteca di paese della mia infanzia, dove stavano riposti i libri dell’autore che prendevo ripetutamente in prestito e di cui ricordo soprattutto le pagine consumate dalle mani di tanti bambini. 

Del GGG ho visto il film recentemente e mi vengono in mente alcune osservazioni che credo valga la pena di condividere, soprattutto quando la cosiddetta letteratura per l’infanzia (spesso svalutata o faticosamente accreditata al livello di “letteratura seria”) è in grado di darci dei suggerimenti così chiari che difficilmente potremmo spiegare in maniera più diretta.

Il mondo interiore dei bambini (ma anche quello degli adulti, ricordiamocelo) è popolato da una grande quantità di esseri oscuri (in questo caso si tratta di giganti cannibali, ma potrebbero essere streghe, orchi, mostri). È naturale che sia così, sono le nostre paure e preoccupazioni interiori, le emozioni difficili da gestire, ma che inevitabilmente costellano la nostra vita. Nel racconto di Dahl i giganti mangiabambini rappresentano molto bene questa dimensione interiore dell’essere umano; se pensiamo poi a quante volte è l’adulto stesso a utilizzare queste fantasie antropomorfizzate per indurre i comportamenti attesi nel bambino: quante volte, in passato e forse ancora oggi, il bambino viene minacciato di essere portato via dall’orco se non si comporta come richiesto? Beh, il messaggio è molto semplice: l’induzione della paura, o la sua banalizzazione (“non dirmi che hai ancora paura di questo?”), raramente produce effetti educativi a lungo termine Piuttosto la paura deve essere accettata, conosciuta, esplorata e magari affrontata, proprio come nel racconto di Dahl, dove, nonostante la loro sconfitta finale, sappiamo che i giganti cattivi esistono e probabilmente continueranno a esistere, proprio come le difficoltà della vita.

Ma sappiamo anche che alcune paure non si rivelano poi tali, se si addomesticano, e possiamo arrivare addirittura a riderci su col tempo, perché ci sono anche giganti buoni e divertenti, di cui si può diventare amici.

*Per ogni approfondimento: Antonella Bastone (2015), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazioneEdizioni ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale l’Espresso)