I siti internet pro – anoressia: quando l’anoressia diventa filosofia di vita

Fraccalvieri F. - installazione Infini.To (museo astronomia)

Foto di Fraccalvieri Fabio

Da diversi anni ormai, numerose ricerche si occupano di analizzare i siti Web riguardanti l’anoressia e i disturbi alimentari in genere e, all’interno di questi, hanno individuato centinaia di  siti cosiddetti “pro-anoressia”, ossia siti Internet che incoraggiano l’anoressia tra le adolescenti, trasformando così una pericolosa malattia psichiatrica, non solo in un’attuale e allettante tendenza per essere alla moda, ma in un vero e proprio movimento sociale.

Il fenomeno è partito dall’America, ma in breve tempo, grazie soprattutto alla velocità comunicativa della Rete, ha raggiunto anche l’Europa. Gli studi parlano di almeno cinquecento mila ragazze in Italia che partecipano ai blog a favore dell’anoressia, raccontando con fierezza la propria esperienza e i risultati raggiunti.

Come spiega l’autrice di un blog pro-Ana, “Ana non è una malattia, ma una filosofia. Un modo di vivere, un modo di vedere le cose di questo mondo. In particolare, per chi fa parte di questo blog, Ana è la filosofia della magrezza. Perché la vera essenza della magrezza è la bellezza”. Ana è diventata una vera e propria personificazione di un modello di vita, a cui le giovani si rivolgono, quasi fosse una divinità, per invocare il suo aiuto nella strenua e irrealistica lotta contro il peso in eccesso.

Lungo i canali invisibili della Rete migliaia di giovani prendono contatto tra di loro, si sostengono nel loro indiscutibile obiettivo e propongono consigli su come liberarsi dalla fame, procurarsi il vomito e perdere il più facilmente possibile i chili di troppo. Le giovani navigatrici Internet si scambiano inoltre testimonianze, lettere e poesie, sintomo evidente da un lato della necessità di comunicare il malessere, dall’altro del bisogno di rispecchiarsi l’un l’altra nello stile di vita intrapreso, ricavando dalla Rete il sostegno e l’incoraggiamento necessari per perdurare nella propria battaglia. I toni affettivi e intimi con cui sono espresse tali confidenze inducono a riflettere sull’importanza del ruolo assunto da tali comunità virtuali.

Nelle reti sfuggenti e impalpabili del mondo digitale si crea una vera e propria rete di sostegno virtuale, un’autentica comunità capace di attivare un potente meccanismo di incoraggiamento e di rinforzo dei sintomi e di contrastare l’azione eventuale della famiglia e dei medici. L’accesso ai siti e blog pro-Ana amplifica il rischio di consolidamento e cronicizzazione delle condotte alimentari patologiche, in quanto il contatto con le interlocutrici virtuali può essere l’unica forma di scambio e di interazione, all’interno di un mondo relazionale per il resto spesso desolato e amareggiante. Il contatto quotidiano con coetanee che condividono l’ossessione per la magrezza quale unica o principale rete sociale di riferimento rafforzerebbe l’ostinazione nell’attività dietetica e l’esclusione rispetto ad altre opportunità relazionali più sane e funzionali. D’altra parte, la percezione della malattia, che già è quasi del tutto assente nell’anoressia, sfumerebbe ancor di più perché contrastata dal senso di appartenenza ad un’élite esclusiva che conduce un modello di vita straordinario.

Oltre ai consigli per resistere alla tentazione del cibo, questi siti sono arricchiti di foto di modelle magrissime, il più delle volte ritoccate attraverso software specifici per assottigliarne l’immagine, come esempi della bellezza improponibile a cui le protagoniste del fenomeno Ana aspirano. Non mancano, inoltre, coloro che sfruttano questo fenomeno per ragioni commerciali immettendo messaggi che pubblicizzano la vendita di prodotti per facilitare il dimagrimento, come i farmaci che inibiscono la fame.

La compresenza di codici linguistici e comunicativi differenti (messaggi pubblicitari, confidenze personali, immagini) rende i siti pro-Ana un prodotto multimediale complesso dotato di una forte capacità suggestiva e di un potere di coinvolgimento personale che facilita l’immedesimazione del soggetto nel modello patologico proposto.

Dal momento che le autorità hanno ritenuto questi siti illegali ed estremamente pericolosi, essi sono continuamente oscurati. In Italia, l’allarme è segnalato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri, la quale suggerisce alle organizzazioni competenti il compito di individuare ed eliminare queste comunicazioni on-line. Tuttavia, in Rete nascono continuamente nuovi siti pro-Ana, occorrono infatti pochi minuti per aprire un nuovo blog.

Il fenomeno dei siti pro-Ana segna definitivamente un punto di svolta nella storia dei disturbi alimentari: l’anoressia nervosa, e le altre patologie alimentari associate, non sono più una condizione sintomatologica misteriosa che, come nei primi studi diagnostici, colpiva un gruppo ristretto di giovani che avevano una scarsa consapevolezza della propria sofferenza e delle motivazioni che le inducevano alla ricerca ossessiva di un corpo estremamente magro.

Oggi l’anoressia rischia di divenire, molto più di un pericoloso fenomeno di massa, come già dimostrato dal preoccupante incremento registrato dalle indagini epidemiologiche di tutto il mondo, al punto da essere definita un’epidemia sociale. La ricerca della magrezza estrema assume i caratteri di una moda giovanile, di un fenomeno trendy, a cui milioni di giovani aspirano, un modello di vita rappresentativo di una specifica subcultura giovanile.

Testi di riferimento

Bastone Antonella (2009), La relazione educativa nella cura dei disturbi alimentari. Il ruolo di genitori, insegnanti,educatori e massmedia, Edizioni La Rondine, Catanzaro

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