GIOCHI, FILM, STORIE, ESERCIZI: LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI DEL FORMATORE

Le mie recenti esperienze d’aula, come formatore formatori, mi hanno sollecitato alcune considerazioni metodologiche sulla gestione d’aula che ho pensato di sistematizzare, dato che l’interesse per gli strumenti formativi è sempre piuttosto alto. strumenti della formazioneCome è ben noto fare formazione è qualcosa di  diverso dalla didattica tradizionale: tutti noi abbiamo certamente in mente esperienze formative a cui abbiamo partecipato come allievi che ci hanno interessato, o addirittura entusiasmato, e altre che hanno sortito effetti ben diversi…
Ci si domanda spesso se una buona formazione sia il risultato di un dono naturale del docente (“è portato”), di un colpo di fortuna (“era l’aula giusta…”) o, più semplicemente di un metodo sperimentato e acquisito.

Dato che le prime due variabili sono poco modificabili, allora vale la pena di riflettere sulla metodologia. Dicevamo, fare formazione non è fare didattica tradizionale: non posso limitarmi, come docente, ad una tradizionale lezione frontale, ma occorre ragionare sugli strumenti più efficaci per facilitare quel processo di apprendimento. Per motivare gli allievi bisogna far vivere loro esperienze significative, anche attraverso metodologie differenti che consentano di avvicinare i contenuti in maniera più stimolante.
Inoltre, è suggeribile privilegiare l’aspetto pragmatico della formazione: benché sia inevitabile nel corso della formazione fare riferimento ai modelli teorici di svariate discipline, è importante privilegiare l’aspetto pragmatico della formazione, mantenendo continuamente l’aggancio con gli aspetti più pratici ed operativi del profilo professionale o delle competenze che si va formando. Da questo punto di vista, sono generalmente funzionali e ben apprezzate le esercitazioni, giochi, simulazioni e i role plaiyng.
Tuttavia, anche le metodologie più interattive non si improvvisano, ovviamente, né si usano come semplici contenitori per riempire le ore di docenza (…). Si studia il metodo adatto ad ogni contesto e utenza, si sperimenta e magari poi lo di rivede, se non ha funzionato o, perché no, si inventa anche qualcosa ad hoc.
Pertanto, non è sufficiente adottare una metodologia molto coinvolgente e apparentemente entusiasmante, perché fare formazione è qualcosa di diverso dal fare animazione: l’uso di ogni tecnica ha senso se il formatore è in grado di restituire il senso dell’esperienza.
Occorre ricordare, infatti, che ogni processo di apprendimento rappresenta una forma di cambiamento, ma…il cambiamento può essere vissuto come un’esperienza di rottura di una forma non più valida e di inevitabile ricomposizione di una nuova forma. L’individuo può essere messo in crisi da questa destabilizzazione. Il formatore assume il ruolo di mediatore nel processo di apprendimento: egli ha il compito di selezionare e organizzare gli stimoli in modo tale che rappresentino significati comprensibili e validi per la persona cui sono proposti. La più potente motivazione ad apprendere è la percezione dell’apprendimento come un proprio bisogno o desiderio (Bastone, 2014).
Vediamo ora le più comuni metodologie che possono essere utilizzate in aula per supportare il processo formativo:
1. Esercitazioni nozionistiche o di valutazione formativa (es. questionari, test conoscitivi), centrate sull’acquisizione di conoscenze teoriche: l’obiettivo non dovrebbe essere quello di valutare il livello di conoscenza del singolo, ma garantire che tutti raggiungano un certo livello adeguato.
2. Esercitazioni problem solving: consiste nell’assegnare un problema, vicino o meno alla realtà quotidiana, la cui risolvibilità è legata al corretto uso di nozioni. L’obiettivo è verificare la capacità del gruppo di esaminare le varie alternative, di valutarle correttamente e scegliere la più adeguata
3. Studio di casi: non esiste la soluzione corretta, ciò che conta è la coerenza interna del processo logico. E’ una tecnica che richiede molto tempo e un costo emotivo/psicologico significativo, oltre che una grande abilità del docente a rielaborare i contenuti emersi
4. Le simulazioni (o role-playing): insieme di simulazioni comportamentali in cui l’apprendimento avviene soprattutto tramite la verifica, in situazione sperimentale e protetta, della validità di certe scelte comportamentali. Hanno una valenza emozionale molto alta, a causa dell’esposizione del partecipante (non consigliabili in gruppi appena formati o in percorsi brevi).
Infine, un paio di riflessioni ancora su alcuni strumenti che, personalmente, amo utilizzare in aula.
Film: l’uso (e l’efficacia) di video e filmati in aula non sono certamente una novità. L’apprendimento multimediale attiva processi cognitivi di “immersione”, ossia un totale coinvolgimento del soggetto e di tutti i suoi sensi occupando diverse aree corporee e mentali. Il rapporto con il prodotto multimediale faciliterebbe la partecipazione del soggetto e l’immedesimazione con il contenuto del messaggio.
Ovviamente, occorre selezionare con cura il filmato da proporre, valutandone la pertinenza rispetto al tema. Se si tratta di film noti al grande pubblico, occorre suggerire di rimanere concentrati sullo spezzone specifico, onde evitare le possibili divagazioni della classe sulla trama complessiva del film.
A questo proposito, suggerisco vivamente di valutare i cartoni animati che sanno offrire degli interessanti spunti formativi…
Arte: alcune opere parlano meglio di noi degli argomenti che potremmo affrontare in aula o li introducono con un’intensa forza evocativa, ma soprattutto offrono delle possibilità di riflessione e lettura di sé o del contesto spesso sottovalutate. Ovviamente non è necessario che gli allievi conoscano gli autori e le loro opere, ma semplicemente che siano offerte come uno stimolo da cui far scaturire riflessioni, rappresentazioni, intuizioni. Non è richiesto alcuno sforzo interpretativo dell’opera, ma semplicemente la disponibilità evocativa che “l’immersione sensoriale” dell’opera produce. (confronta a questo proposito il mio articoloL’arte in aula”)
Tecniche narrative: l’ascolto, la lettura, la condivisione, fino alla produzione, di storie. Non è questa la sede per discutere delle innumerevoli funzioni educative e formative attribuibili a storie e racconti, che molti e autorevoli studiosi hanno analizzati. La costruzione di una cornice metaforica e l’adozione di un linguaggio simbolico consentono di  stimolare processi di identificazione, riflessione e attribuzione di significati (Bastone A., “Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione)
Vorrei concludere con queste riflessioni di Margherita Hack, che mi sembrano illuminanti per tutti coloro che si occupano di insegnamento e formazione:
I miei professori non furono quasi mai dei maestri di vita. Erano solo persone che facevano – chi meglio chi peggio – il proprio lavoro (…). Posso capire che non tutti sono portati per l’insegnamento, perché oltre alla conoscenza della materia richiede anche una certa dose di capacità relazionali, di linearità espositiva e – perché no – di presenza scenica. Non è un mestiere per tutti (..). Saper spiegare con efficacia a se stessi e agli altri le cause e gli effetti di un fenomeno è una gran cosa. È un sintomo di una mente funzionante e ricettiva. Ben disposta a capire quello che gli era sfuggito in un primo momento. E c’è un ulteriore passaggio da non sottovalutare. Se io voglio prendere un concetto molto complesso e ridurlo ai minimi termini in modo da poterlo illustrare senza troppi paroloni al primo che incontro per strada, è indispensabile prima di tutto che io abbia capito in pieno quel concetto iniziale, che lo abbia fatto mio” (Nove vite come i gatti. I miei primi 90 anni laici e ribelli)

 

Commenti

  1. Articolo interessante, utile per i “formatori” e presunti tali. Per mia esperienza personale, come formatore e gestore risorse umane, condivido e spesso utilizzo le metodologie indicate ed ho sempre ottenuto risultati interessanti, purtroppo dovendo, frequentemente, per lavoro, selezionare i corpi docenti per attività formative non tutti le conoscono ed anche se le conoscono non sono in grado di utilizzarle in modo efficace…..Quanti sono convinti di essere “formatori” e non lo sono…..purtroppo!!!!!….complimenti ancora…..

  2. Leggo con piacere e per me che vivo di formazione da molti anni e da circa dieci immerso mani e piedi nella formazione esperienziale, è sempre molto interessante confrontarmi con chi sa di questa professione. Le immense opportunità che una giusta metafora può offrire, e il grande coinvolgimento che riesce a generare nelle risorse impegnate in un percorso di crescita personale e professionale, sono per noi formatori grande stimolo. Ma la domanda che mi faccio è: “.. ad oggi le aziende sono davvero interessate alla crescita dei loro Uomini?”. e poi manca sempre un pezzo.. il referente HR e Formazione. In Italia la formazione a catalogo rappresenta il 35% del mercato.. Noi continuiamo a studiare, prima o poi….