Frozen: da figlia diversa a donna moderna

Aldilà dell’incredibile fenomeno commerciale, la storia di “Frozen: il regno di ghiaccio” merita alcune riflessioni educative, anche in virtù di alcuni elementi di novità che emergono e che si allontanano dai topos delle fiabe tradizionali. Elsa frozen

Elsa, la protagonista della storia, è innanzitutto una bambina diversa, una figlia diversa. La incontriamo all’inizio del film dotata di un curioso potere, solo apparentemente affascinante, ma che si rivelerà profondamente invalidante. L’origine della sua diversità sta nella difficoltà a gestire le emozioni (per intenderci, competenza emotiva): le folate di ghiaccio e neve che produce sono infatti conseguenza di emozioni forti che non riesce a controllare e che, oltre ad evidenti potenzialità ludiche, sono responsabili anche di pericolosi effetti distruttivi. 

Come reagiscono i genitori a questa diversità? Attraverso una reclusione forzata, dell’intero nucleo familiare, all’interno del castello che chiude le porte per evitare ogni eventuali contatto con il mondo esterno. Non vi ricorda l’isolamento autistico di molti nuclei familiari caratterizzati da diversità, come disabilità o patologia psichiatrica?

Come se non bastasse, Elsa, ancora bambina, per il timore di nuocere alla sorella, rafforza l’isolamento, rinchiudendosi nella propria camera per molti anni. Mi chiedo come i genitori abbiano reagito a questa sua richiesta di ulteriore ripiegamento abulico …. non ci è dato sapere, anche se mi viene da immaginarmeli in una sorta omertosa accondiscendenza, abbattuti dalla difficoltà di accettare una figlia così strana…

Insomma, un isolamento depressivo la allontana da ogni contatto con la realtà esterna, fino alla morte dei genitori, un evento che le impone di prendere in mano il regno di Arendelle, impegno a cui non si sottrae, perchè Elsa,  nonostante tutto, ha un senso del dovere molto radicato.

Le vicende che seguono, tra azioni avventurose e slanci di grande divertimento, la porteranno ad un profondo ripensamento della propria diversità e allo struggente desiderio di riscatto personale. La figura che emerge è quella di una donna moderna, complessa, consapevole della sua ambivalenza interiore, ma soprattutto caratterizzata da un’evidente autosufficienza affettiva. Elsa non aspetta nessun Principe Azzurro e l’unica storia d’amore dell’intera vicenda non riguarda lei, ma la sorella Anna, personaggio molto più semplice e prevedibile.

Elsa è una donna matura, introspettiva, che ha imparato a gestire le sue emozioni. E che regna su  Arendelle, da sola.

* Antonella Bastone (2017), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione