CONNESSI, EPPUR LONTANI: INDIVIDUI, GENITORI E FAMIGLIE NELLE SOCIETA’ COMPLESSE

Hervé-TulletLe famiglie di oggi si trovano ad affrontare nuove sfide, dettate dalle condizioni e dalle aspettative che le moderne società complesse pongono all’essere umano. Nelle società tradizionali, l’orologio sociale scandiva in tempi prevedibili e rassicuranti gli appuntamenti della vita: il tempo per la formazione, il matrimonio, la genitorialità erano tappe prevedibili che seguivano percorsi piuttosto uniformi nelle vite delle persone e rappresentavano aspettative sociali condivise.

Nelle società complesse i tradizionali sistemi di significato appaiono superati e quelli nuovi cambiano velocemente. La spinta alla libertà individuale, particolarmente forte nelle attuali società industrializzate, può rendere complicato lo sviluppo personale: la maturità professionale, la stabilizzazione della coppia coniugale e la genitorialità non sono più tappe tanto vincolanti, ma passaggi possibili e spesso reinterpretabili nella vita dell’individuo (Bastone A., 2014)[1].

La perdita di molte tradizionali certezze e stabilità sono lo scenario attuale con cui le famiglie di oggi devono confrontarsi. Il passaggio consolidato dalla famiglia allargata alla famiglia nucleare ha evidenziato la riduzione, se non la perdita, di importanti forme di solidarietà sociale che sostenevano le famiglie.

Fino a qualche generazione fa, i vari membri della famiglia estesa assolvevano in maniera interdipendente i compiti educativi di base del bambino: nonni e zii spesso vivevano in casa del bambino, o in prossimità; il vicinato era coinvolto attivamente nelle funzioni di sorveglianza e accudimento dei bambini altrui; addirittura il paese o il quartiere sembravano assumere la funzione di comunità educante.

Inoltre, la forte contrazione delle nascite ha modificato anche l’intensità dell’investimento affettivo sulle nuove generazioni, al punto che un bambino può, all’interno di una famiglia, catalizzare da solo le attenzione e le aspettative di realizzazione di tanti adulti appartenenti a generazioni diverse.

Nelle grandi realtà urbane di oggi, spesso non si conosce neppure il nome delle persone con cui si condivide il condominio e le forme tradizionali di solidarietà e convivenza sociale stanno venendo meno. Basti pensare al fenomeno del  gioco da cortile, oggi in graduale diminuzione, se non scomparsa in alcuni contesti: il gioco da cortile, in alcune realtà particolarmente popolate, raggruppava una moltitudine eterogenea di bambini,  quasi una sorta di giungla umana, ma che rappresentava un’importante palestra sociale nella prima infanzia.

In parallelo, oggi, spopolano strutture di aggregazione infantile, come baby parking, ludoteche, centri di aggregazione genitori – bambini, con funzioni di custodia, socializzazione ed educazione, ma che certamente rappresentano qualcosa di molto diverso dal gioco autenticamente libero e autogestito.

Soprattutto nelle grandi realtà urbane, le famiglie appaiono facilmente come nuclei isolati, affiancate le une alle altre nella loro funzione educativa, ma non in reale interazione, spesso solo apparentemente interconnesse attraverso le nuove tecnologie. Già la nascita del primo figlio rappresenta spesso un momento particolarmente delicato dove individui, coppie e famiglie sperimentano il disorientamento o la carenza di un supporto educante.

Ricordo a questo proposito una giovane neomamma, in un percorso di supporto alla genitorialità che avevo avviato, confusa e affranta nel gestire un momento critico nel rapporto con il bambino: la sua mamma e la suocera suggerivano approcci completamente diversi, la pediatra e il consultorio del territorio proponevano interventi ancora diversi. Ma, dalla consultazione di manuali e di siti internet sulla crescita del bambino, aveva acquisito almeno altre tre strategie differenti…. Disorientata di fronte a tante possibilità di intervento e incapace di scegliere quella più adatta alla sua situazione, la giovane mamma metteva in discussione la sua stessa competenza genitoriale.

A questo proposito, mi sembra rappresentativo il successo di una figura professionale denominata doula: questo termine proviene dal greco e si riferisce ad una donna che sta a servizio di un’altra donna. Oggi la doula rappresenta una figura assistenziale (non medica e non sanitaria) che si occupa del supporto alla donna, sia da un punto di vista pratico-organizzativo che da quello emotivo-affettivo, durante tutto il percorso perinatale, dalla gravidanza al post-partum. È una donna che, a partire dalla sua esperienza personale, unita ad una preparazione specifica, offre un sostegno alla donna che si approccia a diventare madre, andando in parte a sostituire il ruolo tradizionale della famiglia allargata.

Il successo e la diffusione di tutte le iniziative a sostegno della genitorialità stanno ad indicare il bisogno da parte delle famiglie di oggi di indicazioni e suggerimenti nell’educazione dei figli, forse più professionali di quelli che potrebbero recuperare dalla tradizione, ma contemporaneamente più solidi di quelli che possono acquisire autonomamente.

Sullo sfondo delle moderne società complesse, si profilano i genitori di oggi, spesso soli e confusi, mentre cercano nella rete reale o virtuale le risposte alle domande, di oggi e di sempre, dell’educazione. Perché la solitudine non nasce solo dalla carenza di rapporti sociali, ma anche dall’immersione in una moltitudine di messaggi contraddittori e in continuo cambiamento.  

 

 

[1]Antonella Bastone (2014), Le fiabe raccontate agli adulti. Storie di ieri e di oggi per la formazione, Edizioni ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale l’Espresso), http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1045865

 

Commenti

  1. ho trovato l’articolo interessante. sono un medico Sto lavorando ad un progetto di educazione sociosanitaria alle donne immigrate. vorrei conoscere di più in merito alla figura della doula. Mi può dare qualche riferimento ? grazie

  2. Molto bello l’articolo….sono una doula, mi sono formata a bassano del grappa con l’associazione 13 doule. Ho scelto di fare questo lercorso formativo fopo essere diventata mamma. Ho vissuto il “vuoto” di qualcuno accanto che sapesse accogliere le mie emozioni di donna in gravidanza e poi di neo mamma. Mi sono imbattuta in questa figura per caso. Ne ho riconosciuto l’utilità. Una donna che sta accanto ad una donna nel vivere appieno la sua maternità, qualcuno che sappia restituire fiducia, competenza alle donne, al loro essere madri. Una figura non giudicante e non direttiva.