Comunicazione e oralità di ritorno: bambini e adulti di fronte ai cambiamenti del linguaggio

downloadLa fase che stiamo vivendo è stata definita da molti “oralità di ritorno”: il libro, o meglio, il testo scritto non è più lo strumento principale per la diffusione e la condivisione del sapere e delle informazioni. I nuovi media, caratterizzati da una riaffermazione della parola parlata, non solo stanno gradualmente sostituendo la parola scritta e stampata, ma stanno modificando strutture profonde della nostra mente.

Oggi, la quantità di cose che sappiamo per averle lette da qualche parte è di molto inferiore rispetto al passato: sappiamo molte cose per averle semplicemente viste o ascoltate.

Tuttavia, l’oralità di ritorno ha caratteristiche contemporaneamente comuni e diverse con l’oralità originaria: immerge il soggetto in uno spazio di comunicazione in cui la voce ha, sì, un fortissimo rilievo, però è una voce che viene da lontano, da una fonte spesso non visibile e pertanto in assenza di un’autentica relazione con l’altro.

 La voce è certamente il mezzo più economico e flessibile di comunicazione, ma è soprattutto una fonte insostituibile di espressione nelle relazioni umane.

Nel bambino, la voce dell’adulto è uno strumento fondamentale di apprendimento, non solo del linguaggio, ma soprattutto, della competenza emotiva, ossia la capacità di riconoscere le emozioni proprie ed altrui, esprimerle in modo appropriato e controllarle. La nostra voce, infatti, non è mai neutra, ma è sempre caratterizzata da uno specifico tono, volume, timbro, ritmo, ossia tutti quegli aspetti che costituiscono il canale paraverbale.

Ogni emozione è caratterizzata da un preciso e distintivo profilo vocale; il destinatario è in grado di riconoscere, spesso inconsapevolmente, lo stato emotivo del parlante solo sentendolo parlare.

oggi 032Nel bambino questa competenza è molto precoce. Basti pensare a cosa succede quando leggiamo una fiaba o raccontiamo qualcosa ad un bambino: spesso è in grado di comprendere il senso di ciò che stiamo narrando pur non conoscendo il significato della maggior parte dei termini che utilizziamo. Il tono della nostra voce, unita alla mimica facciale che accompagna il racconto, consente al bambino di afferrare il senso generale del discorso.

La capacità di leggere e decifrare le emozioni proprie e altrui è un’abilità fondamentale della competenza comunicativa che deve essere avviata e sostenuta fin dalla nascita: non è un caso che la maggior parte dei conflitti nasca non tanto per quello che viene detto, ma per come è stato detto.

Aocchiolinonche l’adulto non può fare a meno di precisare lo stato emotivo con cui una comunicazione viene fatta. È per questo motivo che, anche quando comunichiamo a distanza attraverso i canali virtuali, sentiamo il bisogno di aggiungere i ben noti emoticons, per sopperire all’assenza di una relazione reale ed evitare i rischi di fraintendimento…