Come nasce una lezione…

20150121_141344In procinto di preparare un corso sul ruolo delle emozioni nei processi di apprendimento, rivolto a insegnanti di una scuola primaria, lo sguardo mi cade sul foglio del mio block notes che ha registrato fedelmente tutti i passaggi mentali necessari alla pianificazione delle lezioni. La vista di questa pagina – segnata da colori e caratteri diversi, frecce, riquadri e postille – mi induce una meta–riflessione sui passaggi che inevitabilmente attraverso  nella pianificazione di un percorso formativo.
Perché, certamente, nessuna buona lezione si improvvisa…tutto ciò che va in scena in aula è il precipitato visibile di un attento lavoro di selezione dei contenuti, individuazione e reperimento di fonti bibliografiche, scelta dei materiali e strumenti formativi più adeguati[1], in relazione al contesto e ai destinatari.

La pagina del mio block notes rappresenta a tutti gli effetti una mappa cognitiva che imprime sulla carta i ragionamenti che si susseguono nella realizzazione di un prodotto formativo. La mappa mi sembra uno strumento indispensabile perché, come ben noto agli esperti delle tecniche di mapping, aiuta l’annotazione, la memorizzazione e soprattutto la connessione associativa e gerarchica degli argomenti. La mappa grafica rappresenta uno specchio piuttosto fedele della personale mappa cognitiva del suo autore, ossia del suo personale modello di conoscere e interpretare il mondo.

I colori e i segni grafici appuntati sul foglio mi ricordano le diverse modalità di memorizzazione degli individui e dei canali sensoriali più efficacemente impiegati: chi non ha presente l’allievo che per studiare ha bisogno di schemi, colori e immagini differenziate e di quello a cui invece basta ripetere e memorizzare il suono della propria voce?

Ancora una riflessione sulla strutturazione dei contenuti: l’Ars Retorica ci insegna che, non a caso, il secondo passaggio di una buona esposizione dialettica è la “dispositio”, ossia la struttura e l’organizzazione degli argomenti. Dopo aver raccolto idee e documenti, occorre pianificare l’ordine e la modalità di esposizione, prestando particolare attenzione alle caratteristiche e alle aspettative del destinatario e al tempo a disposizione. È fondamentale avere un discorso organizzato, preparando un progetto di esposizione, che attraversi necessariamente la fase dell’introduzione, il focus e la conclusione dell’argomento, attraverso un filo conduttore che deve essere sempre presente ed eventualmente richiamato al pubblico.

Infine, la dinamica dell’esposizione dovrebbe sempre procedere dal semplice al complesso, dal noto all’ignoto, dal condiviso al discutibile,  stimolando così la curiosità dei destinatari verso l’argomento. Perché “la curiosità è il primo passo per l’allargamento della conoscenza” (Dewey).

  [1] A questo proposito, confronta il mio articolo: “http://www.antonellabastone.it/giochi-film-storie-esercizi-la-cassetta-degli-attrezzi-del-formatore/

 

Commenti

  1. … e poi, o forse prima, bisogna saper comunicare dal cuore perchè la semplice esposizione di dati, concetti e riferimenti bibliografici non raggiunge l’obiettivo primario,che è quello di innestare un cambiamento, un progresso, una crescita delle competenze di chi ti sta di fronte…

  2. Grazie Antonella per questo spunto di riflessione molto interessante ho davvero apprezzato! com’è vero che nessuna BUONA lezione si improvvisa, ma c’è bisogno di profonda consapevolezza di ciò che si propone e anche di come procediamo noi stessi nel creare il nostro prodotto!

    Grazie, La seguirò con piacere ancora nelle sue letture! giorgia

  3. Gentile Antonella, grazie per il tuo articolo. Presenta, tutto ciò che occorre per preparare una efficace lezione. Aggiungerei solamente due nuovi elementi: accettare di partecipare a lezioni il cui contenuto ci parli al cuore; una significativa flessibilità nell.esposizione sulla base delle esigenze che strada facendo si leggono sui volti e nei cuori di chi ascolta.